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Gran Cuvée Gold – Metodo Classico

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VENDEMMIA: A mano, la mattina presto o nel tardo pomeriggio, in piccole cassette riposte, prima di arrivare in cantina, in celle frigorifere.
FERMENTAZIONE: Dopo la diraspatura e la pressatura soffice, le uve vengono fatte fermentare in acciaio a temperatura controllata per circa 10 giorni. I vini base, cui viene aggiunta la liqueur de tirage, sono poi imbottigliati. Proprio in bottiglia avviene la seconda fermentazione. Molto lenta. Il nostro Metodo Classico rimane in bottiglia, sur lie, per almeno 36 mesi. Segue la messa in punta delle bottiglie su apposite pupitre, il remuage delle stesse, la pratica del dégorgement, cioè la stappatura delle bottiglie per rimuovere i lieviti presenti e, infine, l’aggiunta della liqueur d’expédition.
Il risultato ottenuto, con quella pazienza e quegli accorgimenti che costituiscono gli aspetti forse più emozionanti nell’esperienza del produttore, è un vino secco di grande personalità.

COLORE Giallo paglierino con evidenti riflessi dorati, brillante, dal pèrlage fine e persistente.
OLFATTO Intenso, fine e complesso, con sentori di crosta di pane, ribes bianco ed uva spina, felice connubio di freschezza e profondità.
GUSTO Morbido, dalla spiccata vena sapida. Le note fresche e fruttate lo rendono un vino elegante, dal gusto ricco e suadente, accompagnato da elegante effervescenza. Affascinante in apertura, per corpo, complessità e persistenza gusto olfattiva, sarà impareggiabile a tutto pasto.

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VENDEMMIA: A mano, la mattina presto o nel tardo pomeriggio, in piccole cassette riposte, prima di arrivare in cantina, in celle frigorifere.
FERMENTAZIONE: Dopo la diraspatura e la pressatura soffice, le uve vengono fatte fermentare in acciaio a temperatura controllata per circa 10 giorni. I vini base, cui viene aggiunta la liqueur de tirage, sono poi imbottigliati. Proprio in bottiglia avviene la seconda fermentazione. Molto lenta. Il nostro Metodo Classico rimane in bottiglia, sur lie, per almeno 36 mesi. Segue la messa in punta delle bottiglie su apposite pupitre, il remuage delle stesse, la pratica del dégorgement, cioè la stappatura delle bottiglie per rimuovere i lieviti presenti e, infine, l’aggiunta della liqueur d’expédition.
Il risultato ottenuto, con quella pazienza e quegli accorgimenti che costituiscono gli aspetti forse più emozionanti nell’esperienza del produttore, è un vino secco di grande personalità.

COLORE Giallo paglierino con evidenti riflessi dorati, brillante, dal pèrlage fine e persistente.
OLFATTO Intenso, fine e complesso, con sentori di crosta di pane, ribes bianco ed uva spina, felice connubio di freschezza e profondità.
GUSTO Morbido, dalla spiccata vena sapida. Le note fresche e fruttate lo rendono un vino elegante, dal gusto ricco e suadente, accompagnato da elegante effervescenza. Affascinante in apertura, per corpo, complessità e persistenza gusto olfattiva, sarà impareggiabile a tutto pasto.

Gradi: 12,5% vol.
Anno: 2014
Prodotto in Italia
Contiene solfiti

PRIMO ANNO DI VENDEMMIA 1991
PRIMA SBOCCATURA 1994
ZONA DI PRODUZIONE Vigneti di proprietà situati nel comune di Ascoli Piceno
UVAGGIO Chardonnay, Pinot Nero – vinificato in bianco
ALTIMETRIA MEDIA 200 metri s.l.m.
TIPOLOGIA DEL TERRENO Medio impasto tendente al sabbioso
SISTEMA DI ALLEVAMENTO Guyot
DENSITÀ D’IMPIANTO 5.000 ceppi per ettaro
RESA PER ETTARO 80 q.li di uva circa
RESA PER CEPPO 2,5 Kg di uva circa

N.B. = L’etichetta del prodotto potrebbe differire da quella visualizzata. naturalmente questo non comporta una modifica nel prodotto ordinato e descritto.

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DescriptionVENDEMMIA: A mano, la mattina presto o nel tardo pomeriggio, in piccole cassette riposte, prima di arrivare in cantina, in celle frigorifere. FERMENTAZIONE: Dopo la diraspatura e la pressatura soffice, le uve vengono fatte fermentare in acciaio a temperatura controllata per circa 10 giorni. I vini base, cui viene aggiunta la liqueur de tirage, sono poi imbottigliati. Proprio in bottiglia avviene la seconda fermentazione. Molto lenta. Il nostro Metodo Classico rimane in bottiglia, sur lie, per almeno 36 mesi. Segue la messa in punta delle bottiglie su apposite pupitre, il remuage delle stesse, la pratica del dégorgement, cioè la stappatura delle bottiglie per rimuovere i lieviti presenti e, infine, l’aggiunta della liqueur d'expédition. Il risultato ottenuto, con quella pazienza e quegli accorgimenti che costituiscono gli aspetti forse più emozionanti nell’esperienza del produttore, è un vino secco di grande personalità. COLORE Giallo paglierino con evidenti riflessi dorati, brillante, dal pèrlage fine e persistente. OLFATTO Intenso, fine e complesso, con sentori di crosta di pane, ribes bianco ed uva spina, felice connubio di freschezza e profondità. GUSTO Morbido, dalla spiccata vena sapida. Le note fresche e fruttate lo rendono un vino elegante, dal gusto ricco e suadente, accompagnato da elegante effervescenza. Affascinante in apertura, per corpo, complessità e persistenza gusto olfattiva, sarà impareggiabile a tutto pasto.  - Tipicità - Il Lacrima è un vitigno autoctono marchigiano di origine antichissima: sembra infatti che già nel 1167 Federico Barbarossa abbia bevuto del vino prodotto da quest’uva quando dimorava nel castello di Morro d'Alba, durante l’assedio di Ancona. Leggi in descrizione alcune curiosità sul prodotto.  - Tipicità -
La Lacrima di Morro d’Alba, più conosciuta semplicemente come Lacrima, ha ottenuto la Doc nel 1985. Tra i vini più noti della produzione vitivinicola marchigiana, la Lacrima vanta una tradizione antichissima. Narra la leggenda che già nel 1167 Federico Barbarossa, insediatosi nel Castello di Morro d’Alba dopo aver assediato Ancona, divenne uno dei maggiori sostenitori di questa “bevanda prelibata”.
Leggi in descrizione alcune curiosità sul prodotto.
 - Tipicità - LAVORAZIONE: Per realizzare il nostro vino e visciole utilizziamo un’antica varietà di ciliegia selvatica (Prunus cerasus), dal colore rosso scuro e dal sapore acidulo […] Continua a leggere in descrizione questa e altre curiosità sul prodotto.  - Tipicità - Leggermente acidulo, secco e sapido il Falerio dei Colli Ascolani è un vino che gode di buona beva. Nel bicchiere si presenta giallo paglierino tenue, dai riflessi verdolini, trasparente quasi cristallino. Gradevole dal punto di vista olfattivo, con profumi tenui che ricordano molto le mele verdi non mature e fiori di prato. Nei vini in cui la Passerina è in percentuale maggiore si sente di più l'aromaticità del vitigno a scapito della freschezza.E’ il prodotto che identifica maggiormente il nome dell’azienda Baldoni. Molteplici sono i suoi impieghi, tutti da provare! Vedi alcuni esempi in Descrizione
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VENDEMMIA: A mano, la mattina presto o nel tardo pomeriggio, in piccole cassette riposte, prima di arrivare in cantina, in celle frigorifere. FERMENTAZIONE: Dopo la diraspatura e la pressatura soffice, le uve vengono fatte fermentare in acciaio a temperatura controllata per circa 10 giorni. I vini base, cui viene aggiunta la liqueur de tirage, sono poi imbottigliati. Proprio in bottiglia avviene la seconda fermentazione. Molto lenta. Il nostro Metodo Classico rimane in bottiglia, sur lie, per almeno 36 mesi. Segue la messa in punta delle bottiglie su apposite pupitre, il remuage delle stesse, la pratica del dégorgement, cioè la stappatura delle bottiglie per rimuovere i lieviti presenti e, infine, l’aggiunta della liqueur d'expédition. Il risultato ottenuto, con quella pazienza e quegli accorgimenti che costituiscono gli aspetti forse più emozionanti nell’esperienza del produttore, è un vino secco di grande personalità. COLORE Giallo paglierino con evidenti riflessi dorati, brillante, dal pèrlage fine e persistente. OLFATTO Intenso, fine e complesso, con sentori di crosta di pane, ribes bianco ed uva spina, felice connubio di freschezza e profondità. GUSTO Morbido, dalla spiccata vena sapida. Le note fresche e fruttate lo rendono un vino elegante, dal gusto ricco e suadente, accompagnato da elegante effervescenza. Affascinante in apertura, per corpo, complessità e persistenza gusto olfattiva, sarà impareggiabile a tutto pasto. Gradi: 12,5% vol. Anno: 2014 Prodotto in Italia Contiene solfiti
PRIMO ANNO DI VENDEMMIA 1991 PRIMA SBOCCATURA 1994 ZONA DI PRODUZIONE Vigneti di proprietà situati nel comune di Ascoli Piceno UVAGGIO Chardonnay, Pinot Nero - vinificato in bianco ALTIMETRIA MEDIA 200 metri s.l.m. TIPOLOGIA DEL TERRENO Medio impasto tendente al sabbioso SISTEMA DI ALLEVAMENTO Guyot DENSITÀ D’IMPIANTO 5.000 ceppi per ettaro RESA PER ETTARO 80 q.li di uva circa RESA PER CEPPO 2,5 Kg di uva circa N.B. = L'etichetta del prodotto potrebbe differire da quella visualizzata. naturalmente questo non comporta una modifica nel prodotto ordinato e descritto.
- Tipicità - Il Lacrima di Morro d'Alba, chiamato anche Lacrima di Morro, è un vino rosso DOC marchigiano la cui produzione è consentita unicamente in Provincia di Ancona nella zona di Morro d'Alba e comprende il territorio dei comuni di Morro d'Alba, Monte S. Vito, S. Marcello, Belvedere Ostrense, Ostra e Senigallia. Viene commercializzato prevalentemente nelle tre versioni riconosciute dal disciplinare di produzione ("Base", "Superiore" e "Passito") ed è ottenuto utilizzando l’antica varietà di uva nera locale detta Lacrima. Vendemmia: Generalmente alla metà di Settembre. Raccolte in piccoli contenitori, le uve vengono inviate in azienda dove, dopo un'attenta ed ulteriore selezione, vengono vinificate. Fermentazione: Dopo la diraspatura le uve vengono convogliate in fermentini in acciaio, dove fermentano a temperatura controllata. La macerazione sulle bucce dura per circa 20 giorni, durante i quali i rimontaggi sono giornalieri e quasi esclusivamente chiusi per preservare al massimo i profumi fruttati e floreali caratteristici di questo vitigno. Gradi: 13% vol. Anno: 2019 Prodotto in Italia Contiene solfiti Vista: Rosso rubino intenso, con riflessi violacei. Olfatto: Corredo aromatico di singolare ricchezza. Intenso, piacevolmente fruttato di fragole e marasche e floreale di violetta e boccioli di rosa. Gusto: In bocca si presenta morbido, leggermente tannico, dai lievi sentori erbacei, in perfetta armonia con le sensazioni olfattive. Zona Di Produzione: Vigneti di proprietà nel comune di San Marcello (AN) Altitudine: 100 - 150 mt s.l.m. Tipologia Del Terreno: Prevalentemente argilloso. Vitigno: Lacrima di Morro d'Alba in purezza Densità D’impianto: 5.000 Ceppi Per Ettaro. Potatura: Cordone Speronato Resa Per Ha E Per Ceppo: 110 Q.Li / 2 Kg Di Uva Circa. Prima Vendemmia Imbottigliata : 2007 Abbinamenti: Tipico vino autunnale (tradizionalmente consumato nella regione d’origine come novello durante il periodo natalizio) o tardo-estivo (per l’invecchiato di un anno o più), il Lacrima si serve a 16-18 °C e si abbina con specialità locali come salumi (salame tipo "Fabriano", ciarimboli o salsicce di fegato), primi piatti "rossi" (come Fettuccine o Maccheroncini di Campofilone al ragù marchigiano o di selvaggina) e piatti a base di carni bianche (pollame, tacchino, coniglio ecc...), ma anche accostato ad alcuni primi e antipasti marinati (pescato azzurro, stoccafisso) o con il famoso brodetto di pesce all'anconetana. La versione passita è ottima per accompagnare formaggi stagionati, erborinati, marmellate rosse, cioccolato fondente ed anche pasticceria secca. Il Lacrima di Morro d’Alba è comunque ottimo sia come vino da pasto (per tutti i giorni) sia per occasioni speciali (aperitivi, ricorrenze). Per poterne apprezzare al meglio le qualità va servito in un calice di vetro liscio e sferico, trasparente, di media grandezza e con lungo stelo. I prodotti Tipici sopra citati sono presenti nel nostro Market.
  L'origine del nome di questo vino è assai antica ed è collegata a quello della pianta e del territorio da cui proviene. La prima parte del vocabolo, unica nel suo genere, deriva dalla caratteristica del vitigno Lacrima di emettere goccioline di succo dagli acini maturi: questa uva nera è infatti dotata di buccia spessa ma estremamente delicata, assai soggetta a spaccature durante le ultime fasi di maturazione del grappolo, specie se caratterizzate da piogge abbondanti. Le piccole gocce (lacrime) che escono dalle fenditure dei chicchi danno appunto il nome Lacrima, mentre (di) Morro d'Alba è il sostantivo del più importante comune di coltivazione di tale varietà e richiama il luogo d'origine e produzione: "Morro" deriva dalla parola pre-romana “murr” o “moor” e significa "altura", "roccia", "cumulo" o "mora" di sassi (affermatosi poi durante il medioevo come nome del borgo); mentre il termine "Alba" (aggiunto nel 1862 al nome dell'abitato per evitare confusioni con altre località del Regno d'Italia) richiama il sorgere del sole e vuol dire "verso est". Quest'ultimo epiteto indicava in passato la zona geografica che separava i contado medievali di Jesi e Senigallia, situata appunto nella parte nord-orientale della provincia di Ancona. Morro d'Alba significherebbe quindi "campo sassoso ad est". Secondo una versione alternativa, ma meno utilizzata, il termine "Morro" deriverebbe invece da Mauro Sabba, re dei Mori (un gruppo di pirati saraceni) che nell'anno 848 invase e razziò le Marche; oppure dal termine “El Murro”, che nella lingua saracena significherebbe “Il Castello”. Il vitigno Lacrima, presente solamente nell'anconetano e recuperato pochi decenni fa nel Comune di Morro d'Alba, è conosciuto da tempi remoti: la prima citazione storica riguardante l'uva e i vini di questo territorio l'abbiamo infatti grazie a Federico Barbarossa, che nel 1167 durante l'assedio di Ancona scelse le mura di Morro e del suo castello come dimora e riparo. Gli abitanti del paese furono costretti a cedere all'imperatore le cose a loro più care, tra cui il vino di Lacrima che tanto piacque al monarca. Documenti più moderni riguardo a questo vitigno sono rinvenibili a partire dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, dove viene attribuito alle Marche, anche se le sue precise origini rimangono sconosciute. I primi riferimenti precisi appaiono nel volume “La esposizione ampelografica marchigiana-abruzzese tenuta in Ancona il settembre 1872 e studi sulla vite e sul vino della provincia anconitana” pubblicato nel 1873, dove la Lacrima e il suo vino vengono analizzati in laboratorio per la prima volta e descritti accuratamente. In queste pagine sono riportate le prime rappresentazioni dettagliate dei diversi organi della pianta, delle fasi fenologiche e della suscettibilità ai patogeni, oltre che un ottimo giudizio sulla bevanda alcolica da lei ottenuta. Altre citazioni le ritroviamo nei Bollettini Ampelografici dell’800 e in particolare nel primo volume di "Ampelografia italiana", pubblicato a Torino nel 1879 a cura del Comitato Ampelografico Centrale. Qui vengono elencate le tre varietà di vite più importanti delle Marche e una di queste è appunto la Lacrima, la cui descrizione biologica corrisponde perfettamente a quella odierna, anche se non concorda con quella inserita dal Gallesio nella sua “Pomona italiana”, né corrisponde ad altre uve che portarono lo stesso nome e che erano un tempo diffuse nelle aree meridionali del nostro paese. Questo vitigno, una volta assai più coltivato in tutto il centro-sud adriatico (dalla Romagna, Toscana e Umbria fino a Puglia e Campania), rischiò seriamente l'estinzione durante gli anni '70 e '80, espiantato e sostituito progressivamente da moderne cultivar più resistenti e produttive ma spesso di minor qualità. Uno dei fattori che ne determinò la progressiva scomparsa fu la precocità di germogliamento primaverile, che esponeva le tenere gemme appena schiuse al possibile gelo tardivo di fine inverno. Quest'antica varietà fu recuperata su meno di 10 ha di vigneto residuo rimasto ubicato nelle zone di Morro d'Alba e si salvò unicamente grazie ad alcuni viticoltori marchigiani, che dopo aver fatto istituire la DOC nel 1985 (primo anno del rilancio) ripresero a dedicarsi a questa particolare uva nera. In passato il suo mosto era utilizzato come aromatizzante e miglioratore per tagliare altri vini rossi, mentre oggi viene vinificato e commercializzato in purezza. A seguito del rinnovato interesse troviamo attivo sul territorio di coltivazione, a partire dal 1993, il "Consorzio di Tutela della Lacrima di Morro d'Alba doc" (ist. con Legge N°164/92) i cui soci sono i produttori e gli imbottigliatori di uva Lacrima e di vino Lacrima di Morro d'Alba, che ritroviamo solitamente come realtà aziendali medio-piccole. Lo scopo di tale associazione, che si rifà ai dettami del disciplinare di produzione della denominazione, comprende le attività di tutela, valorizzazione, promozione e commercializzazione, oltre che produzione e controllo, del vitigno, dei suoi frutti e del suo vino. Oggi il Lacrima di Morro d'Alba è uno dei più importanti e ricercati vini rossi delle Marche (anche a livello internazionale) e la sua cultivar omonima è salvaguardata come parte irrinunciabile del patrimonio vitivinicolo italiano.
Premi & Riconoscimenti

CHINA AWARDS 2020 - MEDAGLIA D’ARGENTO

CWSA Best Value 2020 - MEDAGLIA D’ARGENTO

TEXSOM 2020 - MEDAGLIA D’ORO

Sakura Japan Women’s Wine Award 2020 - MEDAGLIA D’ORO

Dawa 2018 - MEDAGLIA DI BRONZO

Luca Maroni 2019 - 94 PUNTI

Gambero Rosso 2019 - 2 BICCHIERI

Veronelli Guide 2019 - 2 STELLE

CWSA Best Value 2019 - MEDAGLIA D’ORO

DAWA 2017 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Luca Maroni 2018 - 92 PUNTI

Sommelier Wine Challenge 2017 - MEDAGLIA D’ARGENTO

San Francisco International Wine Competition 2017 - MEDAGLIA D’ORO

Wine Luxe International Awards 2017 Hong Kong - MEDAGLIA D’ARGENTO

International wine challenge 2018 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Sakura Japan Women’s Wine Award 2019 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Wine Spectator - 88 PUNTI

- Tipicità -
La Lacrima di Morro d’Alba, più conosciuta semplicemente come Lacrima, ha ottenuto la Doc nel 1985. Tra i vini più noti della produzione vitivinicola marchigiana, la Lacrima vanta una tradizione antichissima. Narra la leggenda che già nel 1167 Federico Barbarossa, insediatosi nel Castello di Morro d’Alba dopo aver assediato Ancona, divenne uno dei maggiori sostenitori di questa “bevanda prelibata”.
Il Lacrima di Morro d'Alba, chiamato anche Lacrima di Morro, è un vino rosso DOC marchigiano la cui produzione è consentita unicamente in Provincia di Ancona nella zona di Morro d'Alba e comprende il territorio dei comuni di Morro d'Alba, Monte S. Vito, S. Marcello, Belvedere Ostrense, Ostra e Senigallia. Viene commercializzato prevalentemente nelle tre versioni riconosciute dal disciplinare di produzione ("Base", "Superiore" e "Passito") ed è ottenuto utilizzando l’antica varietà di uva nera locale detta Lacrima. Vendemmia: Il periodo della vendemmia è generalmente in settembre. Le uve vengono raccolte in piccoli contenitori e inviate in azienda dove, dopo un'attenta e ulteriore selezione, le uve vengono vinificate a temperatura controllata. La caratteristica di questo vitigno è molto particolare: la buccia dell'uva, quando raggiunge il punto di maturazione, si fende, lasciando gocciolare, lacrimare, il succo dall’acino.
Fermentazione: Dopo la diraspatura, le uve vengono convogliate in contenitori d’acciaio, dalla capacità di circa 100 hl ognuno, dotati di tasche per il controllo della temperatura, strumento principe per l'ottenimento di vini di qualità. La macerazione sulle bucce dura per circa 20 giorni, ad una temperatura di circa 20°C, per mantenere al massimo i profumi varietali, fruttati e floreali, di queste uve.
Vista: Rosso rubino intenso, con sfumature violacee. Olfatto: Profumi eleganti, di fragola, ciliegino, more di rovo, mirtilli, violetta, viola e rosa canina. Gusto: In bocca la struttura è corposa, dal gusto asciutto, con struttura tannica equilibrata e ben armonica, sapore pieno e persistente ed un pieno ritorno alle percezioni aromatiche che lo rendono immediatamente piacevole e godibile. Carattere particolare ed irripetibile. Gradi: 12% vol Anno: 2019 Prodotto in Italia Contiene solfiti Zona Di Produzione: Vigneti di proprietà nel comune di San Marcello (AN) Altitudine: 100 - 150 mt s.l.m. Tipologia Del Terreno: Prevalentemente argilloso. Vitigno: Lacrima di Morro d'Alba in purezza Densità D’impianto: 5.000 Ceppi Per Ettaro. Potatura: Cordone Speronato Resa Per Ha E Per Ceppo: 75 Q.Li / 1,5 Kg Di Uva Circa. Prima Vendemmia Imbottigliata : 2007 ABBINAMENTI: Tipico vino autunnale (tradizionalmente consumato nella regione d’origine come novello durante il periodo natalizio) o tardo-estivo (per l’invecchiato di un anno o più), il Lacrima si serve a 16-18 °C e si abbina con specialità locali come salumi (salame tipo "Fabriano", ciarimboli o salsicce di fegato), primi piatti "rossi" (come Fettuccine o Maccheroncini di Campofilone al ragù marchigiano o di selvaggina) e piatti a base di carni bianche (pollame, tacchino, coniglio ecc...), ma anche accostato ad alcuni primi e antipasti marinati (pescato azzurro, stoccafisso) o con il famoso brodetto di pesce all'anconetana. La versione passita è ottima per accompagnare formaggi stagionati, erborinati, marmellate rosse, cioccolato fondente ed anche pasticceria secca. Il Lacrima di Morro d’Alba è comunque ottimo sia come vino da pasto (per tutti i giorni) sia per occasioni speciali (aperitivi, ricorrenze). Per poterne apprezzare al meglio le qualità va servito in un calice di vetro liscio e sferico, trasparente, di media grandezza e con lungo stelo. I prodotti Tipici sopra citati sono presenti nel nostro Market.
  L'origine del nome di questo vino è assai antica ed è collegata a quello della pianta e del territorio da cui proviene. La prima parte del vocabolo, unica nel suo genere, deriva dalla caratteristica del vitigno Lacrima di emettere goccioline di succo dagli acini maturi: questa uva nera è infatti dotata di buccia spessa ma estremamente delicata, assai soggetta a spaccature durante le ultime fasi di maturazione del grappolo, specie se caratterizzate da piogge abbondanti. Le piccole gocce (lacrime) che escono dalle fenditure dei chicchi danno appunto il nome Lacrima, mentre (di) Morro d'Alba è il sostantivo del più importante comune di coltivazione di tale varietà e richiama il luogo d'origine e produzione: "Morro" deriva dalla parola pre-romana “murr” o “moor” e significa "altura", "roccia", "cumulo" o "mora" di sassi (affermatosi poi durante il medioevo come nome del borgo); mentre il termine "Alba" (aggiunto nel 1862 al nome dell'abitato per evitare confusioni con altre località del Regno d'Italia) richiama il sorgere del sole e vuol dire "verso est". Quest'ultimo epiteto indicava in passato la zona geografica che separava i contado medievali di Jesi e Senigallia, situata appunto nella parte nord-orientale della provincia di Ancona. Morro d'Alba significherebbe quindi "campo sassoso ad est". Secondo una versione alternativa, ma meno utilizzata, il termine "Morro" deriverebbe invece da Mauro Sabba, re dei Mori (un gruppo di pirati saraceni) che nell'anno 848 invase e razziò le Marche; oppure dal termine “El Murro”, che nella lingua saracena significherebbe “Il Castello”. Il vitigno Lacrima, presente solamente nell'anconetano e recuperato pochi decenni fa nel Comune di Morro d'Alba, è conosciuto da tempi remoti: la prima citazione storica riguardante l'uva e i vini di questo territorio l'abbiamo infatti grazie a Federico Barbarossa, che nel 1167 durante l'assedio di Ancona scelse le mura di Morro e del suo castello come dimora e riparo. Gli abitanti del paese furono costretti a cedere all'imperatore le cose a loro più care, tra cui il vino di Lacrima che tanto piacque al monarca. Documenti più moderni riguardo a questo vitigno sono rinvenibili a partire dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, dove viene attribuito alle Marche, anche se le sue precise origini rimangono sconosciute. I primi riferimenti precisi appaiono nel volume “La esposizione ampelografica marchigiana-abruzzese tenuta in Ancona il settembre 1872 e studi sulla vite e sul vino della provincia anconitana” pubblicato nel 1873, dove la Lacrima e il suo vino vengono analizzati in laboratorio per la prima volta e descritti accuratamente. In queste pagine sono riportate le prime rappresentazioni dettagliate dei diversi organi della pianta, delle fasi fenologiche e della suscettibilità ai patogeni, oltre che un ottimo giudizio sulla bevanda alcolica da lei ottenuta. Altre citazioni le ritroviamo nei Bollettini Ampelografici dell’800 e in particolare nel primo volume di "Ampelografia italiana", pubblicato a Torino nel 1879 a cura del Comitato Ampelografico Centrale. Qui vengono elencate le tre varietà di vite più importanti delle Marche e una di queste è appunto la Lacrima, la cui descrizione biologica corrisponde perfettamente a quella odierna, anche se non concorda con quella inserita dal Gallesio nella sua “Pomona italiana”, né corrisponde ad altre uve che portarono lo stesso nome e che erano un tempo diffuse nelle aree meridionali del nostro paese. Questo vitigno, una volta assai più coltivato in tutto il centro-sud adriatico (dalla Romagna, Toscana e Umbria fino a Puglia e Campania), rischiò seriamente l'estinzione durante gli anni '70 e '80, espiantato e sostituito progressivamente da moderne cultivar più resistenti e produttive ma spesso di minor qualità. Uno dei fattori che ne determinò la progressiva scomparsa fu la precocità di germogliamento primaverile, che esponeva le tenere gemme appena schiuse al possibile gelo tardivo di fine inverno. Quest'antica varietà fu recuperata su meno di 10 ha di vigneto residuo rimasto ubicato nelle zone di Morro d'Alba e si salvò unicamente grazie ad alcuni viticoltori marchigiani, che dopo aver fatto istituire la DOC nel 1985 (primo anno del rilancio) ripresero a dedicarsi a questa particolare uva nera. In passato il suo mosto era utilizzato come aromatizzante e miglioratore per tagliare altri vini rossi, mentre oggi viene vinificato e commercializzato in purezza. A seguito del rinnovato interesse troviamo attivo sul territorio di coltivazione, a partire dal 1993, il "Consorzio di Tutela della Lacrima di Morro d'Alba doc" (ist. con Legge N°164/92) i cui soci sono i produttori e gli imbottigliatori di uva Lacrima e di vino Lacrima di Morro d'Alba, che ritroviamo solitamente come realtà aziendali medio-piccole. Lo scopo di tale associazione, che si rifà ai dettami del disciplinare di produzione della denominazione, comprende le attività di tutela, valorizzazione, promozione e commercializzazione, oltre che produzione e controllo, del vitigno, dei suoi frutti e del suo vino. Oggi il Lacrima di Morro d'Alba è uno dei più importanti e ricercati vini rossi delle Marche (anche a livello internazionale) e la sua cultivar omonima è salvaguardata come parte irrinunciabile del patrimonio vitivinicolo italiano.
Premi & Riconoscimenti

Japan Wine Challenge 2019 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Luca Maroni 2020 - 99 PUNTI

James Suckling - 93 PUNTI

CWSA Best Value 2020 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Berlin International Wine Competition 2020 - DOPPIA MEDAGLIA D’ORO

CHINA AWARDS 2020 - MEDAGLIA D’ORO

Gilbert & Gaillard Guide 2020 - MEDAGLIA D’ORO

BERLINER WINE TROPHY 2020 – WINTER TASTING - MEDAGLIA D’ORO

Sakura Japan Women’s Wine Award 2020 - MEDAGLIA D’ORO

Korea Wine Challenge 2018 - MEDAGLIA D’ORO

Guida Vini Buoni d’Italia 2019 - 4 STELLE

CWSA NO Best Value 2018 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Cathay Pacific Hong Kong International Wine and Spirit Competition 2018 - MEDAGLIA D’ORO

San Francisco international Wine Competition 2018 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Luca Maroni 2019 - 99 PUNTI

Gambero Rosso 2019 - 2 BICCHIERI

Veronelli Guide 2019 - 2 STELLE

International Wine Challenge 2019 - MEDAGLIA D’ARGENTO

JAPAN WINE CHALLENGE 2019 - MEDAGLIA D’ARGENTO

IWSC/International Wine & Spirits Competition 2019 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Gilbert & Gaillard Guide 2019 - MEDAGLIA D’ORO

Korea Wine Challenge 2017 - MEDAGLIA DI BRONZO

Luca Maroni 2018 - 99 PUNTI

Asia Wine ans spirits Awards 2017 - MEDAGLIA D’ORO

New York World Wine & Spirits 2017 - MIGLIOR ROSSO IN MOSTRA E MIGLIOR VARIETALE ITALIANO + DOPPIA MEDAGLIA D’ORO

CWSA Best Value 2019 - DOPPIA MEDAGLIA D’ORO

Cathay Pacific Hong Kong International Wine & Spirit Competition 2017 - MEDAGLIA D’ARGENTO

JAPAN WINE CHALLENGE 2018 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Sakura Japan Women’s Wine Award 2019 - MEDAGLIA D’ORO

IWSC/International Wine & Spirits Competition 2018 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Dwwa 2019 - MEDAGLIA DI BRONZO

 - Tipicità - […] Le visciole vengono raccolte nelle prime settimane di Luglio e vengono messe a macerare, in parte intere e in parte schiacciate, con lo zucchero; si innesca così una fermentazione che, lentamente, porta allo sciroppo finale, morbido e profumato. Questo prodotto viene fatto decantare per alcuni giorni e successivamente filtrato. Otteniamo così uno sciroppo dalla concentrazione zuccherina molto elevata, che viene incorporato al vino ( Lacrima ) innescando una rifermentazione che amalgama le due identità (vino e sciroppo). La fermentazione viene arrestata a circa 14% di alcol in volume, con un residuo zuccherino che assicura la piacevolezza. COLORE: Rosso rubino profondo con riflessi amaranto. OLFATTO Intenso e complesso esprime sensuali note di fiori viola e polposi richiami di frutti rossi maturi quasi in confettura. GUSTO Al gusto svela elegante morbidezza, un'elevata persistenza senza perdere in freschezza. E' coinvolgente, di corpo, sapido, fresco ed equilibrato. I fiori si ripropongono netti, il frutto, rotondo e definito, è in dolce confettura di ciliegie, more e mirtilli. Un vino coinvolgente, che soavemente ci intriga e ci invoglia a sorsi ripetuti. Gradi: 13,5% vol. Anno: 2016 Prodotto in Italia Contiene solfiti ABBINAMENTI Ideale con piccola pasticceria secca con scaglie o colate di cacao amaro. Da bere anche come vino da meditazione o come digestivo a fine pasto. Residuo zuccherino: 160 gr /l Prima vendemmia imbottigliata 2007 Vitigno: Lacrima di Morro d'Alba DOC
CENNI STORICI E CURIOSITA’ In passato il vino di visciola veniva prodotto per rendere più gradevoli vini robusti e tannici. Il duca Federico da Montefeltro, secondo il suo biografo e libraio di fiducia Vespasiano da Bisticci, “quasi non beveva vino se non de ciriege o de granate”. In seguito venne considerato un vino da donna, da omaggiare al gentil sesso per i suoi profumi, la sua morbidezza e la sua rotondità. Oggi viene considerato vino da meditazione, da assaporare e degustare in compagnia, ritrovando sapori perduti. Si chiama visciolato o più frequentemente vino di visciole. Una tradizione antica quella marchigiana dei vini aromatizzati che, a partire dal Medioevo e dai castelli nobiliari, attraverso la sapienza contadina, è arrivata fino a oggi. Il territorio di elezione è quello dei comuni di Candiano e Pergola nel pesarese, e dei Castelli di Jesi nell’anconetano e le ricette utilizzate per la sua preparazione differiscono sensibilmente da zona a zona, da cantina a cantina. La base del vino di visciole tradizionale rimane la visciola, un’antica varietà di ciliegia selvatica (Prunus cerasus), dal colore rosso scuro e dal sapore acidulo. La storica ricetta prevede di raccogliere le visciole, mature nelle prime settimane di luglio e metterle a macerare, in parte intere e in parte schiacciate, con lo zucchero; si innesca così una fermentazione che, lentamente, porta allo sciroppo finale, morbido e profumato. Questo prodotto viene fatto decantare per alcuni giorni e successivamente filtrato. Si ottiene così uno sciroppo dalla concentrazione zuccherina molto elevata, che viene incorporato al vino innescando una rifermentazione che amalgama le due identità (vino e sciroppo). La fermentazione viene arrestata a circa 14% di alcol in volume, con un residuo zuccherino che facilita la piacevolezza di questo prodotto. ANALISI SENSORIALE COLORE: Rosso rubino profondo con riflessi amaranto. OLFATTO Intenso e complesso esprime sensuali note di fiori viola e polposi richiami di frutti rossi maturi quasi in confettura. GUSTO Al gusto svela elegante morbidezza, un'elevata persistenza senza perdere in freschezza. E' coinvolgente, di corpo, sapido, fresco ed equilibrato. I fiori si ripropongono netti, il frutto, rotondo e definito, è in dolce confettura di ciliegie, more e mirtilli. Un vino coinvolgente, che soavemente ci intriga e ci invoglia a sorsi ripetuti. ABBINAMENTI Ideale con piccola pasticceria secca con scaglie o colate di cacao amaro. Da bere anche come vino da meditazione o come digestivo a fine pasto.

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- Tipicità -

Leggermente acidulo, secco e sapido il Falerio dei Colli Ascolani è un vino che gode di buona beva. Nel bicchiere si presenta giallo paglierino tenue, dai riflessi verdolini, trasparente quasi cristallino. Gradevole dal punto di vista olfattivo, con profumi tenui che ricordano molto le mele verdi non mature e fiori di prato. Nei vini in cui la Passerina è in percentuale maggiore si sente di più l'aromaticità del vitigno a scapito della freschezza. Vista: Giallo paglierino brillante Olfatto: Delicate note floreali di biancospino con note fruttate agrumate e di frutti bianchi. Gusto: Freschezza e sapidità richiamano le note floreali e fruttate per un sorso piacevole, di grande scorrevolezza e buona persistenza. Zona Di Produzione: Vigneti di proprietà situati nella zona di Ascoli Piceno. Altitudine: 200 M S.L.M. Tipologia Del Terreno: Medio Impasto Tendente Al Sabbioso. Uvaggio: Trebbiano 50%; Passerina 30%; Pecorino 20% Sistema di allevamento: Guyot Densità D’impianto: 5.000 Ceppi Per Ettaro. Vendemmia: metà settembre Fermentazione: Fermentazione in vasche d’acciaio a temperatura controllata, per circa 10 giorni. Affinamento in acciaio. Resa per ceppo: 2,5 Kg Di Uva Circa. Prima Vendemmia Imbottigliata : 1984. Gradi: 13% vol. Anno: 2019 Prodotto in Italia Contiene solfiti Il Falerio è un vino DOC la cui produzione è consentita in tutta la provincia di Ascoli Piceno e in una piccola parte della provincia di Fermo, con esclusione dei vigneti coltivati sopra i 700 metri s.l.m. Il suo nome deriva da Falerio Picenus (Falerone), località al centro della provincia di Fermo e dal soprastante Mons Falarinus. Il Falerio può essere prodotto in due tipologie: Falerio (Trebbiano toscano 20-50%, Passerina 10-30%, Pecorino 10-30%) e Falerio Pecorino (Pecorino minimo 85%). Negli uvaggi del Falerio dei Colli Ascolani possono concorrere Trebbiano toscano al 20-50%, Passerina al 10-30%, Pecorino al 10-30% , più altri a bacca bianca ammessi alla coltivazione all'interno della Regione Marche. Abbinamenti: Cene a base di pesce. Grazie alla sua freschezza il Falerio dei Colli Ascolani è un ottimo aperitivo, da abbinare con molluschi, crostacei, antipasti a base di pesce e con le locali olive all'ascolana (Prodotto Tradizionale Tipico che puoi trovare nel nostro Market) . Se la vendemmia non è stata eccessivamente precoce, la morbidezza permette di accompagnare il Falerio dei Colli Ascolani anche con animali di bassa corte cucinati con cotture leggere. Generalmente da consumare entro il primo anno di vita. Il Falerio dei Colli Ascolani va servito in bicchieri a tulipano svasati alla temperatura di 8-10 °C.
Molteplici i suoi usi:
  • nel caffè per esaltarne e rafforzarne il gusto;
  • sul gelato  per una sferzata di energia;
  • usato come punch caldo nel periodo invernale;
  • aggiunto alla cola per una bevanda esotica ed irresistibile;
  • coadiuvante aromatico nella preparazione di dolci friabili e cremosi;
  • nella preparazione di frutta spiritosa.
Gradazione alcolica: 40% vol. Bottiglia da 1 lt Ingredienti: acqua, alcol, aromi, rum puro, caramello Origine: italia
Weight
DimensionsN/AN/AN/AN/AN/AN/A
Additional information
Quantità ml

750 ml.

Quantità ml

750 ml.

Quantità ml

750 ml.

Quantità ml

500 ml.

Quantità ml

750 ml.

Quantità ml

500 ml., 1 lt.

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