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Salame Nostrano delle Marche 600 gr.

Salame Nostrano delle Marche 600 gr.

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Salame tipico Marchigiano di puro suino dall’impasto magro senza lardello.
Il salame nostrano deriva dalla lavorazione delle parti nobili del maiale: spalla e prosciutto. La fusione delle parti dà vita a un impasto che viene sottoposto ad un accurato processo di aromatizzazione. Infine viene stagionato.

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Descrizione

Carne fresca di suino non congelata, nato, allevato e macellato in Italia.
Il tempo di stagionatura varia da 30 a 45 giorni in base alla grandezza.

INGREDIENTI: Carne di Suino, Sale, Destrosio, Aromi , Antiossidante E 301, Conservanti E 252, E 250. Senza Glutine-Senza Lattosio. La durata ottimale è 120 giorni dalla data di confezionamento alle temperature indicate.

Il prodotto viene consegnato sottovuoto.

Senza Glutine – Gluten Free
Senza lattosio – Lactose free

Angeloni Salumi seleziona le carni fresche di suini nati, cresciuti e macellati in Italia, da fornitori certificati.
Tutte le fasi di lavorazione – il taglio, la salatura, il massaggio – avvengono ancora oggi a mano con gesti che rivelano la maestria e la passione dei nostri uomini. Sono questi gesti che permettono agli aromi di entrare in profondità e alle carni di asciugare in maniera uniforme.
Anche durante la stagionatura, mentre i salumi riposano nelle celle frigorifere, ci affidiamo a sensi e all’esperienza: la vista, il tatto e l’olfatto ci vengono in aiuto per valutare il grado di maturazione e la qualità dei nostri prodotti.
È solo alla fine di questo accurato processo, tutto artigianale, che lonze, salami, guanciale, pancetta e le nostre tipiche salsicce di Castelvecchio (PU), sono pronti a lasciare i nostri magazzini per raggiungere la tua tavola.

N.B. : Il peso è indicativo; una tolleranza del 5% in più o in meno è da considerarsi normale e del tutto casuale, dovuta alla freschezza del prodotto e dalle sue materie prime, dall’artigianalità della produzione, dalla temperatura e molti altri fattori. Questo è da considerarsi un pregio e non un difetto.

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ImageSalame NostranoVilla-Angela-Offida-DOCG-PecorinoVilla-Angela-Marche-IGT-PasserinaQuerciantica-Lacrima-di-Morro-DOClonzetta lonzino fico in foglia
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Description
Salame tipico Marchigiano di puro suino dall’impasto magro senza lardello. Il salame nostrano deriva dalla lavorazione delle parti nobili del maiale: spalla e prosciutto. La fusione delle parti dà vita a un impasto che viene sottoposto ad un accurato processo di aromatizzazione. Infine viene stagionato.
  - Tipicità -
Il Pecorino è un vitigno derivante da un'antica varietà originaria delle Marche, diffusa in particolare sulla dorsale dei Monti Sibillini (come testimoniato dal bollettino ampelografico del 1875). Verso la fine degli anni Ottanta, grazie all'impegno di Guido Cocci Grifoni, è stato introdotto nei dintorni di Offida e Ripatransone (Ascoli Piceno). Dal vitigno Pecorino si ottiene un vino di colore giallo paglierino con riflessi verdolini. I profumi sono tipici della frutta tropicale e di fiori bianchi, ginestra, acacia e gelsomino. Finale caratterizzato da una buona persistenza.
  - Tipicità -
Antico vitigno di origine senza dubbio adriatico. La Passerina è un vitigno il cui nome deriva dalle piccole dimensioni degli acini e dal fatto che i passeri manifestano una particolare predilezione per le sue uve, caratterizzate da una polpa particolarmente gustosa. Tipica delle Marche, è presente anche in Abruzzo. Viene utilizzata in numerosi uvaggi per produrre vini a DOCG, DOC e IGT.
  - Tipicità - Il Lacrima è un vitigno autoctono marchigiano di origine antichissima: sembra infatti che già nel 1167 Federico Barbarossa abbia bevuto del vino prodotto da quest’uva quando dimorava nel castello di Morro d'Alba, durante l’assedio di Ancona. Leggi in descrizione alcune curiosità sul prodotto.

– Tipicità –

Al taglio il prodotto mostra un colore bruno-dorato con inserti chiari di frutta a guscio disseminati nella pasta. La consistenza è compatta e soda.
Il sapore è gradevole e dolce, si percepisce nettamente il gusto del fico essiccato, con un forte sentore di frutta a guscio. Si avverte anche una nota liquorosa. Il prodotto è avvolto da foglie di fico, legate con fili.
I fichi essiccati vengono aromatizzati con anice, mistrà, rhum.
Il tutto viene poi macinato aggiungendo noci e mandorle triturate a parte. L’impasto ottenuto viene modellato a forma cilindrica e avvolto in foglie di fico debitamente posizionate intorno al cilindro e legate con filo.

Leggi in descrizione alcune curiosità sul prodotto.

Lonza di capocollo classica stagionata. La prima fase di preparazione consiste nel disosso del collo del maiale: la parte prescelta è dalla 4° alla 6° costola del carré e il suo peso può variare da 3,5 a 4 Kg. Il tempo di stagionatura varia da 70 giorni a 90 giorni.
Content

Carne fresca di suino non congelata, nato, allevato e macellato in Italia.
Il tempo di stagionatura varia da 30 a 45 giorni in base alla grandezza.

INGREDIENTI: Carne di Suino, Sale, Destrosio, Aromi , Antiossidante E 301, Conservanti E 252, E 250. Senza Glutine-Senza Lattosio. La durata ottimale è 120 giorni dalla data di confezionamento alle temperature indicate.

Il prodotto viene consegnato sottovuoto.

Senza Glutine - Gluten Free
Senza lattosio - Lactose free

Angeloni Salumi seleziona le carni fresche di suini nati, cresciuti e macellati in Italia, da fornitori certificati.
Tutte le fasi di lavorazione - il taglio, la salatura, il massaggio - avvengono ancora oggi a mano con gesti che rivelano la maestria e la passione dei nostri uomini. Sono questi gesti che permettono agli aromi di entrare in profondità e alle carni di asciugare in maniera uniforme.
Anche durante la stagionatura, mentre i salumi riposano nelle celle frigorifere, ci affidiamo a sensi e all'esperienza: la vista, il tatto e l'olfatto ci vengono in aiuto per valutare il grado di maturazione e la qualità dei nostri prodotti.
È solo alla fine di questo accurato processo, tutto artigianale, che lonze, salami, guanciale, pancetta e le nostre tipiche salsicce di Castelvecchio (PU), sono pronti a lasciare i nostri magazzini per raggiungere la tua tavola.

N.B. : Il peso è indicativo; una tolleranza del 5% in più o in meno è da considerarsi normale e del tutto casuale, dovuta alla freschezza del prodotto e dalle sue materie prime, dall'artigianalità della produzione, dalla temperatura e molti altri fattori. Questo è da considerarsi un pregio e non un difetto.

- Tipicità -
Il Pecorino è un vitigno derivante da un'antica varietà originaria delle Marche, diffusa in particolare sulla dorsale dei Monti Sibillini (come testimoniato dal bollettino ampelografico del 1875). Verso la fine degli anni Ottanta, grazie all'impegno di Guido Cocci Grifoni, è stato introdotto nei dintorni di Offida e Ripatransone (Ascoli Piceno). Dal vitigno Pecorino si ottiene un vino di colore giallo paglierino con riflessi verdolini. I profumi sono tipici della frutta tropicale e di fiori bianchi, ginestra, acacia e gelsomino. Finale caratterizzato da una buona persistenza. Grande traguardo per le Marche, in particolare per la provincia di Ascoli Piceno che nell’annata 2011 ha avuto la sua grande soddisfazione con la trasformazione della DOC Offida in DOCG. La valorizzazione del territorio e l'impiego di questo vitigno autoctono, da pochi anni riscoperto, ma oggi molto apprezzato e ricercato, ha permesso la nascita e lo sviluppo di questa nuova ed esaltante denominazione. VENDEMMIA: Raccolta a mano, la mattina presto o nel tardo pomeriggio, con accurata selezione delle uve. I grappoli vengono delicatamente adagiati in piccole cassette poste, prima di giungere in cantina, in celle a temperatura controllata. FERMENTAZIONE In piccoli serbatoi di acciaio, a temperatura controllata per preservare al massimo gli aromi delle uve. Il mosto inizia la fermentazione con i lieviti indigeni e, solo dopo aver svolto tra il 4 e il 5% di alcol in volume, vengono aggiunti lieviti selezionati. Terminata la fermentazione il vino rimane in vasche d’acciaio a bassissime temperature, circa 10°C e, a cadenze tra i 3 e i 5 giorni, si effettuano rimontaggi sulle fecce fini per esaltare la morbidezza di questo vino. Vista: Cristallino, giallo paglierino con luminosi riflessi dorati. Profumo: Al naso, fine ed elegante, esprime frutti maturi a pasta gialla. Anche i fiori sono gialli e netto è il riconoscimento di ginestra. Chiudono il bouquet ricordi erbacei e accenni di salvia e timo, con suadente chiusura minerale. Gusto: Il massimo del potenziale di questo vino è rilevabile al palato, dove l'ottima maturazione delle uve ha consentito di realizzare l'ideale connubio tra morbidezza e freschezza. Si propone al gusto con grande rotondità e prosegue con sorprendente freschezza e sapidità. La grande struttura e la piacevole sapidità ne fanno un vino coinvolgente. Gradi: 13% vol. Anno: 2018 Prodotto in Italia Contiene solfiti Foglia: medio-piccola, orbicolare, intera o trilobata Grappolo: medio, cilindrico o cilindro-conico, talvolta alato, semi-serrato o semi-spargolo Acino: medio-piccolo-sferico Buccia: mediamente pruinosa, di colore giallo, a volte con screziature marroni.
Zona Di Produzione: Uve selezionate nei vigneti di Ascoli Piceno e Offida Altitudine: 200-300 mt s.l.m. Tipologia Del Terreno: Medio Impasto Tendente Al Sabbioso. Uvaggio: Trebbiano 50%; Passerina 30%; Pecorino 20% Sistema di allevamento: Guyot Densità D’impianto: 5.000 Ceppi Per Ettaro. Resa per ettaro / ceppo: 75q.li di uva circa / 1,5 Kg Di Uva Circa. Prima Vendemmia Imbottigliata : 2011 Abbinamenti: Il Pecorino è ottimo come aperitivo e si sposa perfettamente ad antipasti, minestre, primi piatti, pesce e carni bianche, nonché a formaggi di media stagionatura.
- Tipicità -
Antico vitigno di origine senza dubbio adriatico. La Passerina è un vitigno il cui nome deriva dalle piccole dimensioni degli acini e dal fatto che i passeri manifestano una particolare predilezione per le sue uve, caratterizzate da una polpa particolarmente gustosa. Tipica delle Marche, è presente anche in Abruzzo. Viene utilizzata in numerosi uvaggi per produrre vini a DOCG, DOC e IGT. La foglia è di medie dimensioni, pentagonale o pentalobata; i grappoli sono spargoli di forma conico-piramidale; gli acini, di piccole o medie dimensioni e sferoidali, hanno buccia spessa e ricca di pruina.
VENDEMMIA Metà Settembre. Raccolta a mano, la mattina presto o nel tardo pomeriggio, in piccole cassette riposte, prima di arrivare in cantina, in celle frigorifere. FERMENTAZIONE Un’attenta selezione delle uve permette di dedicare alla produzione di questo vino, solo i grappoli migliori. La pigiatura soffice è seguita da un immediato abbassamento della temperatura, per favorire la decantazione e l’eliminazione delle sostanze in sospensione presenti nel mosto. La fermentazione si svolge in vasche d’acciaio a temperatura controllata, tra i 13 e i 15 °C. Il successivo affinamento, che si protrae sino a Febbraio dell’anno successivo alla vendemmia, avviene in vasche di acciaio termocondizionate, atte a garantire una temperatura costante di circa 10°C necessaria a preservarne il patrimonio aromatico.
COLORE Giallo luminoso con tenui riflessi dorati. OLFATTO Il naso evidenzia spiccati sentori floreali di tiglio e biancospino che esprimono rotondità e pienezza. Le ampie note fruttate di pomacee croccanti, prima fra tutte la pera, completano il bagaglio aromatico che si chiude su un adagio di cedro e pompelmo maturo che, con eleganza, donano freschezza e fascino a questo bianco che incita al sorso ripetuto. GUSTO Freschezza e brillante sapidità, caratterizzano la fase gustativa di questo vino intrigante e vitale come un soffio di brezza marina. Di fresco respiro, si adagia in bocca sulla pienezza delle pomacee che caratterizzano il vitigno. Gradi: 13% vol. Anno: 2018 Prodotto in Italia Contiene solfiti Zona Di Produzione: Vigneti di proprietà situati nella zona di Ascoli Piceno Altitudine: 200-300 mt s.l.m. Tipologia Del Terreno: Medio Impasto Tendente Al Sabbioso. Vitigno: Passerina in purezza Sistema di allevamento: Guyot Densità D’impianto: 5.000 Ceppi Per Ettaro. Resa per ettaro / ceppo: 80 q.li di uva circa / 1,5 Kg Di Uva Circa. Prima Vendemmia Imbottigliata : 2007 Abbinamenti: Il Passerina è un vino da servire ad una temperatura tra gli 8° e i 10° e si rivela perfetto come aperitivo o per abbinare finger-food e frutti di mare. È perfetto in abbinamento con piatti di pesce come zuppe, fritto misto, crostacei, orata al cartoccio e primi come carbonara di pesce e gnocchi con gamberi e speck.
- Tipicità - Il Lacrima di Morro d'Alba, chiamato anche Lacrima di Morro, è un vino rosso DOC marchigiano la cui produzione è consentita unicamente in Provincia di Ancona nella zona di Morro d'Alba e comprende il territorio dei comuni di Morro d'Alba, Monte S. Vito, S. Marcello, Belvedere Ostrense, Ostra e Senigallia. Viene commercializzato prevalentemente nelle tre versioni riconosciute dal disciplinare di produzione ("Base", "Superiore" e "Passito") ed è ottenuto utilizzando l’antica varietà di uva nera locale detta Lacrima. Vendemmia: Generalmente alla metà di Settembre. Raccolte in piccoli contenitori, le uve vengono inviate in azienda dove, dopo un'attenta ed ulteriore selezione, vengono vinificate. Fermentazione: Dopo la diraspatura le uve vengono convogliate in fermentini in acciaio, dove fermentano a temperatura controllata. La macerazione sulle bucce dura per circa 20 giorni, durante i quali i rimontaggi sono giornalieri e quasi esclusivamente chiusi per preservare al massimo i profumi fruttati e floreali caratteristici di questo vitigno. Gradi: 13% vol. Anno: 2019 Prodotto in Italia Contiene solfiti Vista: Rosso rubino intenso, con riflessi violacei. Olfatto: Corredo aromatico di singolare ricchezza. Intenso, piacevolmente fruttato di fragole e marasche e floreale di violetta e boccioli di rosa. Gusto: In bocca si presenta morbido, leggermente tannico, dai lievi sentori erbacei, in perfetta armonia con le sensazioni olfattive. Zona Di Produzione: Vigneti di proprietà nel comune di San Marcello (AN) Altitudine: 100 - 150 mt s.l.m. Tipologia Del Terreno: Prevalentemente argilloso. Vitigno: Lacrima di Morro d'Alba in purezza Densità D’impianto: 5.000 Ceppi Per Ettaro. Potatura: Cordone Speronato Resa Per Ha E Per Ceppo: 110 Q.Li / 2 Kg Di Uva Circa. Prima Vendemmia Imbottigliata : 2007 Abbinamenti: Tipico vino autunnale (tradizionalmente consumato nella regione d’origine come novello durante il periodo natalizio) o tardo-estivo (per l’invecchiato di un anno o più), il Lacrima si serve a 16-18 °C e si abbina con specialità locali come salumi (salame tipo "Fabriano", ciarimboli o salsicce di fegato), primi piatti "rossi" (come Fettuccine o Maccheroncini di Campofilone al ragù marchigiano o di selvaggina) e piatti a base di carni bianche (pollame, tacchino, coniglio ecc...), ma anche accostato ad alcuni primi e antipasti marinati (pescato azzurro, stoccafisso) o con il famoso brodetto di pesce all'anconetana. La versione passita è ottima per accompagnare formaggi stagionati, erborinati, marmellate rosse, cioccolato fondente ed anche pasticceria secca. Il Lacrima di Morro d’Alba è comunque ottimo sia come vino da pasto (per tutti i giorni) sia per occasioni speciali (aperitivi, ricorrenze). Per poterne apprezzare al meglio le qualità va servito in un calice di vetro liscio e sferico, trasparente, di media grandezza e con lungo stelo. I prodotti Tipici sopra citati sono presenti nel nostro Market.
  L'origine del nome di questo vino è assai antica ed è collegata a quello della pianta e del territorio da cui proviene. La prima parte del vocabolo, unica nel suo genere, deriva dalla caratteristica del vitigno Lacrima di emettere goccioline di succo dagli acini maturi: questa uva nera è infatti dotata di buccia spessa ma estremamente delicata, assai soggetta a spaccature durante le ultime fasi di maturazione del grappolo, specie se caratterizzate da piogge abbondanti. Le piccole gocce (lacrime) che escono dalle fenditure dei chicchi danno appunto il nome Lacrima, mentre (di) Morro d'Alba è il sostantivo del più importante comune di coltivazione di tale varietà e richiama il luogo d'origine e produzione: "Morro" deriva dalla parola pre-romana “murr” o “moor” e significa "altura", "roccia", "cumulo" o "mora" di sassi (affermatosi poi durante il medioevo come nome del borgo); mentre il termine "Alba" (aggiunto nel 1862 al nome dell'abitato per evitare confusioni con altre località del Regno d'Italia) richiama il sorgere del sole e vuol dire "verso est". Quest'ultimo epiteto indicava in passato la zona geografica che separava i contado medievali di Jesi e Senigallia, situata appunto nella parte nord-orientale della provincia di Ancona. Morro d'Alba significherebbe quindi "campo sassoso ad est". Secondo una versione alternativa, ma meno utilizzata, il termine "Morro" deriverebbe invece da Mauro Sabba, re dei Mori (un gruppo di pirati saraceni) che nell'anno 848 invase e razziò le Marche; oppure dal termine “El Murro”, che nella lingua saracena significherebbe “Il Castello”. Il vitigno Lacrima, presente solamente nell'anconetano e recuperato pochi decenni fa nel Comune di Morro d'Alba, è conosciuto da tempi remoti: la prima citazione storica riguardante l'uva e i vini di questo territorio l'abbiamo infatti grazie a Federico Barbarossa, che nel 1167 durante l'assedio di Ancona scelse le mura di Morro e del suo castello come dimora e riparo. Gli abitanti del paese furono costretti a cedere all'imperatore le cose a loro più care, tra cui il vino di Lacrima che tanto piacque al monarca. Documenti più moderni riguardo a questo vitigno sono rinvenibili a partire dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, dove viene attribuito alle Marche, anche se le sue precise origini rimangono sconosciute. I primi riferimenti precisi appaiono nel volume “La esposizione ampelografica marchigiana-abruzzese tenuta in Ancona il settembre 1872 e studi sulla vite e sul vino della provincia anconitana” pubblicato nel 1873, dove la Lacrima e il suo vino vengono analizzati in laboratorio per la prima volta e descritti accuratamente. In queste pagine sono riportate le prime rappresentazioni dettagliate dei diversi organi della pianta, delle fasi fenologiche e della suscettibilità ai patogeni, oltre che un ottimo giudizio sulla bevanda alcolica da lei ottenuta. Altre citazioni le ritroviamo nei Bollettini Ampelografici dell’800 e in particolare nel primo volume di "Ampelografia italiana", pubblicato a Torino nel 1879 a cura del Comitato Ampelografico Centrale. Qui vengono elencate le tre varietà di vite più importanti delle Marche e una di queste è appunto la Lacrima, la cui descrizione biologica corrisponde perfettamente a quella odierna, anche se non concorda con quella inserita dal Gallesio nella sua “Pomona italiana”, né corrisponde ad altre uve che portarono lo stesso nome e che erano un tempo diffuse nelle aree meridionali del nostro paese. Questo vitigno, una volta assai più coltivato in tutto il centro-sud adriatico (dalla Romagna, Toscana e Umbria fino a Puglia e Campania), rischiò seriamente l'estinzione durante gli anni '70 e '80, espiantato e sostituito progressivamente da moderne cultivar più resistenti e produttive ma spesso di minor qualità. Uno dei fattori che ne determinò la progressiva scomparsa fu la precocità di germogliamento primaverile, che esponeva le tenere gemme appena schiuse al possibile gelo tardivo di fine inverno. Quest'antica varietà fu recuperata su meno di 10 ha di vigneto residuo rimasto ubicato nelle zone di Morro d'Alba e si salvò unicamente grazie ad alcuni viticoltori marchigiani, che dopo aver fatto istituire la DOC nel 1985 (primo anno del rilancio) ripresero a dedicarsi a questa particolare uva nera. In passato il suo mosto era utilizzato come aromatizzante e miglioratore per tagliare altri vini rossi, mentre oggi viene vinificato e commercializzato in purezza. A seguito del rinnovato interesse troviamo attivo sul territorio di coltivazione, a partire dal 1993, il "Consorzio di Tutela della Lacrima di Morro d'Alba doc" (ist. con Legge N°164/92) i cui soci sono i produttori e gli imbottigliatori di uva Lacrima e di vino Lacrima di Morro d'Alba, che ritroviamo solitamente come realtà aziendali medio-piccole. Lo scopo di tale associazione, che si rifà ai dettami del disciplinare di produzione della denominazione, comprende le attività di tutela, valorizzazione, promozione e commercializzazione, oltre che produzione e controllo, del vitigno, dei suoi frutti e del suo vino. Oggi il Lacrima di Morro d'Alba è uno dei più importanti e ricercati vini rossi delle Marche (anche a livello internazionale) e la sua cultivar omonima è salvaguardata come parte irrinunciabile del patrimonio vitivinicolo italiano.
Premi & Riconoscimenti

CHINA AWARDS 2020 - MEDAGLIA D’ARGENTO

CWSA Best Value 2020 - MEDAGLIA D’ARGENTO

TEXSOM 2020 - MEDAGLIA D’ORO

Sakura Japan Women’s Wine Award 2020 - MEDAGLIA D’ORO

Dawa 2018 - MEDAGLIA DI BRONZO

Luca Maroni 2019 - 94 PUNTI

Gambero Rosso 2019 - 2 BICCHIERI

Veronelli Guide 2019 - 2 STELLE

CWSA Best Value 2019 - MEDAGLIA D’ORO

DAWA 2017 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Luca Maroni 2018 - 92 PUNTI

Sommelier Wine Challenge 2017 - MEDAGLIA D’ARGENTO

San Francisco International Wine Competition 2017 - MEDAGLIA D’ORO

Wine Luxe International Awards 2017 Hong Kong - MEDAGLIA D’ARGENTO

International wine challenge 2018 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Sakura Japan Women’s Wine Award 2019 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Wine Spectator - 88 PUNTI

- Tipicità -

Al taglio il prodotto mostra un colore bruno-dorato con inserti chiari di frutta a guscio disseminati nella pasta. La consistenza è compatta e soda.
Il sapore è gradevole e dolce, si percepisce nettamente il gusto del fico essiccato, con un forte sentore di frutta a guscio. Si avverte anche una nota liquorosa. Il prodotto è avvolto da foglie di fico, legate con fili.

Ingredienti: fichi 85%, mandorle pelate tostate, nocciole tostate, noci mistrà, sala,. liquore rum, semi di anice.
Allergeni: contiene frutta secca
Valori nutrizionali per 100 gr. :
Kcal 335 - Kj 1401
proteine 6,47 gr
grassi 10,74 g, di cui saturi 10,57 gr
carboidrati 45,02 di cui zuccheri 40,24 gr
sodio 1,47 gr.

Brevi cenni storici:
La storia della lonzetta di fico si perde nella notte dei tempi.
Anticamente si usava raccogliere tutti i fichi che generosamente offriva la pianta e che non dovevano andare assolutamente sprecati. Il sistema di conservazione consisteva nell’asciugatura in forno a legna, dopo la cottura del pane, dei frutti maturi e successivamente nella loro sminuzzatura con un coltello, oggi  per mezzo di un tritacarne.

All’impasto così ottenuto si aggiungevano alcune noci, alcune mandorle, qualche seme di fior di finocchio e i più abbienti, aggiungevano anche qualche goccia di “mistrà”  anch’esso distillato in casa.
La massa così aromatizzata veniva successivamente divisa in piccole porzioni sagomate a forma di salame, avvolte nelle stesse foglie di fico e legate con filo di lana, pronte a divenire una povera ma sostanziosa merenda per i nostri nonni.
Le mutate e migliorate condizioni socio economiche della nostra gente e quindi dei marchigiani avevano fatto abbandonare questa antica “genuina e laboriosa merenda”.

Noi della Dolciaria Marche S.r.l. nella nostra continua, costante ricerca delle tradizioni e dei sapori perduti abbiamo ripreso la dimenticata ricetta.
Abbiamo raccolto i fichi, li abbiamo essiccati, li abbiamo macinati, abbiamo arricchito l’impasto con le noci, le mandorle, le nocciole ed abbiamo aromatizzato il prodotto con semi di anice e mistrà; abbiamo porzionato la massa in salami e li abbiamo avvolti  nelle odorose foglie di fico e come una volta le abbiamo legate con variopinti fili di lana.
Ripristinando così una tradizione che ora tenta di far conoscere al di fuori dei confini regionali e nazionali.

Nel tentativo di soddisfare i gusti di palati moderni, abbiamo arricchito la versione tradizionale della lonzetta di fico aggiungendo al suo impasto alcune gocce di cioccolato amaro cercando di mitigare la dolcezza del fico non a tutti gradita, ma soprattutto per venire incontro ai mutati gusti dei giovani.
Infine non potendo prescindere dalle nuove normative sull’igiene dei prodotti alimentari, senza peraltro offendere la tradizione, abbiamo ritenuto opportuno oltre che utile interporre tra la foglia e l’impasto un vero e proprio un rivestimento microforato (tecnica brevettata) che mentre non ostacola la traspirazione del prodotto in fase di stagionatura, impedisce il contatto diretto della foglia con la massa edibile e quindi la trasmissione di eventuali microrganismi (lieviti e muffe) in essa presenti come si evince dagli allegati risultati di analisi.

La lonza di fico nutriente e gustosa sempre, vive la sua seconda giovinezza in quanto si è scoperta la sua felice capacità di abbinarsi agli esaltanti sapori dei grandi formaggi italiani quali soprattutto il formaggio di fossa, il pecorino, il parmigiano, il castelmagno, ed altri.
Il tutto nella speranza che il nostro  lavoro di ricerca, di realizzazione, di innovazione venga apprezzato dai consumatori, sperando soprattutto nella continuazione di una tradizione che è parte integrante della storia marchigiana e più in generale della cultura della cucina italiana.

INGREDIENTI: Fichi secchi 85%, MANDORLE pelate tostate, NOCCIOLE tostate, NOCI, mistrà, Sapa, rum, semi di anice.
Ingredients: Dried figs 85 %, peeled ALMONDS, roasted NUTS, WALNUTS, sapa, rhum, aniseeds


Dry fig loaf  - history

Origins

the origin of the dry-fig loaf is lost in the mists of time.

Once upon a time, people used to pick all the figs that trees would generously offer and make sure that none of them were wasted.

The conservation method was simple: ripe figs were dried in the household’s wood oven – after the bread was baked – and later chopped up with a kitchen knife, today replaced with a modern meat mincer. The resulting paste would be added with some walnuts, almonds and some turnip flower seeds while richer people would add some drops of “mistrà” home-made distilled liquor.

The fragrant dough would then be divided into small portions to be shaped like a salame and wrapped up in fresh fig leaves knotted with wool threads and become ready for a simple, but nutritious snack for our grand-parents.

The improved socio-economic conditions of our “marchigiani” people had almost abandoned this old “genuine and laborious snack”.

According to our company mission of “re-discovering” old and forgotten recipes of our traditions, we have resumed and worked on this forgotten recipe.

We pick our figs, we dry and mince them before adding some walnuts, almonds, hazelnuts and anise seeds and drops of mistral liquor to the resulting paste of dried figs. The fragrant dough is then portioned and salame-shaped  before being wrapped in the aromatic fig leaves. We knot the leaves with colourful wool thread, faithful to our “marchigiana”  tradition.

We are proud to have restored this traditional recipe and are pleased to unveil this delightful delicatessen beyond Marche region borders.

In the hope to meet the finest modern connoisseur’s taste, we have revised the traditional recipe by adding some drops of bitter chocolate to the dough with the aim of not only reducing the sweetness of figs - which not everyone enjoys - , but also to meet young people’s taste.

In compliance with the latest food hygiene and safety regulations and according to the fig-loaf tradition, we have placed a patented micro-perforated liner between the dough and the fig leaf for two reasons: it allows the natural perspiration of the product while aging and prevents any contact between the fig leaf and the edible dough. Therefore, there isn’t any risk of contamination with potential yeasts and molds, as stated by the results of the enclosed chemical test.

 

Our nutritious and tasteful fig-loaf is today living a second youth because of its happy pairing with the exciting flavours of the great Italian cheese selection, especially with the “formaggio di fossa” (pit cheese),  “pecorino” (goat milk cheese), “ parmigiano”, “il castelmagno” among others.

 

Our greatest ambition is that our customers appreciate our work of research, production and innovation of our Marche cooking and pastry tradition and, in general, of the Italian culture of culinary arts.

With its delicious taste, high nutritional facts, the figs-loaf reminds us of the good old cooking tradition of our region especially if it is wrapped with a slice of “formaggio di fossa**” topped with a generous spoon of locally produced honey...)

**The cheese's name, which literally means "cheese of the pit", is derived from the process of ripening the cheese in special underground pits dug in tuff rock

Corte Marchigiana Srl - Società Agricola Via La Croce, 15 60020 Camerata Picena  (AN) Eureka Carni marchigiane - P. Iva 02344120429

La Lonza è un prodotto stagionato tipico delle Marche, chi ha il piacere di gustarne la gradevolezza, si immerge nel clima della tradizione marchigiana. Nelle prime settimane di maggio, come da usanza, si gustano le prime fette insieme al pecorino fresco e la fava. La ricetta della Lonza Marchigiana prevede l’utilizzo del taglio anatomico del capocollo. La Lonza Marchigiana, viene salata, speziata e aromatizzata con pepe, aglio, vino. Viene poi stagionata per tre o quattro mesi, in base alla pezzatura del prodotto. SENZA GLUTINE SENZA LATTOSIO Loin of the Marche region The Lonza is a seasoned product typical of the Marche. Those who have the pleasure of tasting its pleasantness immerse themselves in the climate of the Marche tradition. In the first weeks of May, as usual, the first slices are tasted together with fresh pecorino cheese and broad beans. The Lonza Marchigiana recipe uses the anatomical cut of the capocollo. The Lonza Marchigiana is salted, spiced and flavored with pepper, garlic, wine. It is then seasoned for three or four months, depending on the size of the product. N.B. : Il peso è indicativo; una tolleranza del 5% in più o in meno è da considerarsi normale e del tutto casuale, dovuta alla freschezza del prodotto e dalle sue materie prime, dall'artigianalità della produzione, dalla temperatura e molti altri fattori. Questo è da considerarsi un pregio e non un difetto.
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750 ml.

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250 gr.

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