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Salame Fabriano presidio “Slow Food” 500 gr.

Salame Fabriano presidio “Slow Food” 500 gr.

12.90

– Tipicità –

Salame “marchigiano” dall’impasto magro finemente macinato.
Il tempo di stagionatura varia da 30 a 45 giorni in base alla grandezza del prodotto. Carne fresca di suino non congelata, nato, allevato e macellato in Italia.

In stock

Descrizione

Corte Marchigiana Srl – Società Agricola
Via La Croce, 15
60020 Camerata Picena  (AN)
Eureka Carni marchigiane – P. Iva 02344120429

– Tipicità –

Il “Salame Fabriano” presenta una stagionatura medio lunga, caratterizzato da una pasta molto fine composta da magro di spalla, trito di prosciutto ed altre parti non grasse del maiale, arricchito da coralli bianchi quadrangolari, ottenuti dal lardo di schiena tagliato e aromatizzato nel vino rosso o bianco. Il prodotto viene poi speziato con del pepe macinato e in grani, aglio mescolato con vino locale, viene insaccato in budello naturale. Legato a mano attraversa una fase di breve asciugatura e successiva stagionatura. In base alla tipologia del budello, cambia la pezzatura che può variare da 0,5 a 1 kg.

The salami has a medium-long seasoning, characterized by a very fine paste composed of lean shoulder, chopped ham and other non-fat parts of the pig, enriched with quadrangular white corals, obtained from the lard of the back with garlic and spiced in red or white wine . The product is then spiced with ground pepper or pepper grains, garlic mixed with local wine, and stuffed into natural casings. Tied by hand, it goes through a phase of short drying and following seasoning. According to the type of casing, the caliber changes, which can change from 0.5 to 1 kg.

N.B. : Il peso è indicativo; una tolleranza del 5% in più o in meno è da considerarsi normale e del tutto casuale, dovuta alla freschezza del prodotto e dalle sue materie prime, dall’artigianalità della produzione, dalla temperatura e molti altri fattori. Questo è da considerarsi un pregio e non un difetto.

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Gluten Free
Senza lattosio

Quick Comparison

SettingsSalame Fabriano presidio "Slow Food" 500 gr. removeMoretta Fanese removeCavallucci biscotti removeVino & Visciole SELEZIONE- Querciantica removeLonzino di fico tradizionale Presidio “Slow Food” removeLacrima di Morro d'Alba DOC Superiore - Querciantica remove
Imagemajor Antica Moretta FanesecavallucciQuerciantica-Vino-e-Visciole-selezione-500mllonzetta lonzino fico in fogliaQuerciantica-Lacrima-di-Morro-DOC-Superiore
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Description
- Tipicità - Salame "marchigiano" dall'impasto magro finemente macinato. Il tempo di stagionatura varia da 30 a 45 giorni in base alla grandezza del prodotto. Carne fresca di suino non congelata, nato, allevato e macellato in Italia.
– Tipicità –
E’ la tipica bevanda dei Marinai di Fano (PU) nata dalla tradizione di scaldarsi nelle giornate in altura, ed è conosciuta come “Moretta Fanese”, ormai nota ed apprezzata in ogni parte d’Italia. Leggi in descrizione la sua preparazione, alcune curiosità e gli ingredienti.
– Tipicità – Dolce tipico invernale dalla migliore tradizione Marchigiana. Leggi in descrizione alcune ulteriori informazioni e curiosità.  - Tipicità - LAVORAZIONE: Per realizzare il nostro vino e visciole utilizziamo un’antica varietà di ciliegia selvatica (Prunus cerasus), dal colore rosso scuro e dal sapore acidulo […] Continua a leggere in descrizione questa e altre curiosità sul prodotto.

– Tipicità –

Al taglio il prodotto mostra un colore bruno-dorato con inserti chiari di frutta a guscio disseminati nella pasta. La consistenza è compatta e soda.
Il sapore è gradevole e dolce, si percepisce nettamente il gusto del fico essiccato, con un forte sentore di frutta a guscio. Si avverte anche una nota liquorosa. Il prodotto è avvolto da foglie di fico, legate con fili.
I fichi essiccati vengono aromatizzati con anice, mistrà, rhum.
Il tutto viene poi macinato aggiungendo noci e mandorle triturate a parte. L’impasto ottenuto viene modellato a forma cilindrica e avvolto in foglie di fico debitamente posizionate intorno al cilindro e legate con filo.

Leggi in descrizione alcune curiosità sul prodotto.

  - Tipicità -
La Lacrima di Morro d’Alba, più conosciuta semplicemente come Lacrima, ha ottenuto la Doc nel 1985. Tra i vini più noti della produzione vitivinicola marchigiana, la Lacrima vanta una tradizione antichissima. Narra la leggenda che già nel 1167 Federico Barbarossa, insediatosi nel Castello di Morro d’Alba dopo aver assediato Ancona, divenne uno dei maggiori sostenitori di questa “bevanda prelibata”.
Leggi in descrizione alcune curiosità sul prodotto.
Content

Corte Marchigiana Srl - Società Agricola Via La Croce, 15 60020 Camerata Picena  (AN) Eureka Carni marchigiane - P. Iva 02344120429

- Tipicità - Il “Salame Fabriano” presenta una stagionatura medio lunga, caratterizzato da una pasta molto fine composta da magro di spalla, trito di prosciutto ed altre parti non grasse del maiale, arricchito da coralli bianchi quadrangolari, ottenuti dal lardo di schiena tagliato e aromatizzato nel vino rosso o bianco. Il prodotto viene poi speziato con del pepe macinato e in grani, aglio mescolato con vino locale, viene insaccato in budello naturale. Legato a mano attraversa una fase di breve asciugatura e successiva stagionatura. In base alla tipologia del budello, cambia la pezzatura che può variare da 0,5 a 1 kg. The salami has a medium-long seasoning, characterized by a very fine paste composed of lean shoulder, chopped ham and other non-fat parts of the pig, enriched with quadrangular white corals, obtained from the lard of the back with garlic and spiced in red or white wine . The product is then spiced with ground pepper or pepper grains, garlic mixed with local wine, and stuffed into natural casings. Tied by hand, it goes through a phase of short drying and following seasoning. According to the type of casing, the caliber changes, which can change from 0.5 to 1 kg.
N.B. : Il peso è indicativo; una tolleranza del 5% in più o in meno è da considerarsi normale e del tutto casuale, dovuta alla freschezza del prodotto e dalle sue materie prime, dall'artigianalità della produzione, dalla temperatura e molti altri fattori. Questo è da considerarsi un pregio e non un difetto.

MAJOR DISTILLERIE

Strada Fontetta, 2 61043 Cagli (PU) P.Iva 02408260418

 - Tipicità -

Diventata "Prodotto Agroalimentare Tradizionale", è entrata nel 2001 a far parte dei cocktail ufficiali AIBES (Associazione Italiana Barman e Associati). Ideale tutto l'anno come fine pasto al posto del classico caffè o del caffè corretto; ottimo per scaldarsi nelle fredde giornate invernali. La Moretta va consumata caldissima, momento in cui le sue proprietà organolettiche raggiungono il massimo livello di piacevolezza.
Bottiglia da 0,7 lt. - già zuccherata Gradazione: 25% vol. Ingredienti: vedi immagine allegata Origine: Italia N.B. : La Moretta potrebbe essere "Major distillerie" o "Marasco liquori" a seconda della disponibilità. Qualità e sapere sono i medesimi. La Moretta fanese nasce in tempi lontani e non definiti. E' originaria delle Marche e più precisamente di Fano (PU) per merito dei marinai e pescatori fanesi. Non si conosce la data precisa di nascita, dovrebbe risalire ai primi decenni del‘900 quando la povertà dilagava. Niente sprechi in quei tempi: marinai e pescatori erano soliti scaldarsi con del caffè corretto usando rimasugli di liquori avanzati che venivano mescolati assieme con il caffè. Da qui nacque la ricetta portata fino ai giorni nostri. Il suo nome deriva - probabilmente - dal fatto che in quegli anni ('50/'60) la maggior parte dei rum avesse etichette che riportavano immagini di donne di colore (Muréta, in dialetto Fanese); e nella preparazione della Moretta che giunge ad oggi è infatti immancabile il Rum Fantasia Creola-Baldoni (presente anch'esso nel nostro Market),  che ancora oggi riporta nella sua etichetta una gradevolissima immagine di donna dalle chiare origini del centro-America. Provate anche le Ciambelline alla Moretta e la Torta alla Moretta. PREPARAZIONE A CASA: La Moretta si prepara riscaldando in un pentolino la Moretta con l’aggiunta di una scorzetta di limone. Versare poi il preparato (compressa la scorretta di limone) in un bicchiere di vetro - meglio se precedentemente riscaldato - e aggiungere il caffè preparato dalla moka o cialde, facendo particolare attenzione a creare la tipica stratificazione (il giallo del liquore, il nero del caffè e la bruna schiuma dell’espresso). Per ottenere questo risultato, il segreto è tenere inclinata la tazzina al momento della discesa del caffè! PREPARAZIONE AL BAR: Al bar quello che serve è una macchina espresso: con il beccuccio del vapore si scalda la miscela insieme alla scorza di limone direttamente nel bicchiere di vetro (no tazzina in ceramica, mi raccomando!); quando il preparato è ben caldo, si fa scendere il caffè espresso sul lato interno del bicchiere, facendolo “adagiare” sopra il mix alcolico in modo da ottenere la stratificazione dei componenti. INGREDIENTI: 1/4 Anice, 1/4 Brandy, 1/4 Rum, 1/4 caffè, Alcool idrato, zucchero, aromi, caramello E 150d. Bottiglia in vetro da 0,7 lt. Gradi: 25% Intorno alle dosi precise del mix dei tre liquori costitutivi della Moretta (rum, anice, brandy) c’è del mistero: molti ristoranti fanesi hanno la propria ricetta che custodiscono gelosamente, ognuno per difendere l’eccellenza del proprio prodotto; prodotti che in sostanza differiscono gli uni dagli altri nell’utilizzo di poche gocce di un liquore in più o in meno oppure nella scelta degli stessi prodotti di una diversa marca. CURIOSITA':
  • La Moretta compare nel Menu Ufficiale della cena di Papa Giovanni Paolo II con i pescatori fanesi, timbrato dal comune di Fano e con la descrizione della Moretta in latino.
  • Ricetta della Moretta definita dall’AIBES e pubblicata sul “Il dizionario dei cocktails” 2001, editore A.I.B.E.S. promotion s.r.l.
  • Guinness World Record della Moretta più grande del mondo, da 1600 litri, a Fano nel 2004.LEGGETE DI PI§ NELLA NOSTRA PAGINA "CURIOSITÀ"

    A typical traditional sailors drink, originated from Fano where it is used to spice up expresso coffee (preferred to the traditional expresso). The “Moretta” is an excellent drink made from a mixture of aniseed, moretto and brandy, in approximately equal parts but can vary according to personal recipes. Its preparation requires it being heated with or without sugar (depending on the preparation used) and lemon peel. It has an intense bat pleasant flavour and aroma.
- Tipicità - Dolce tradizionale del periodo invernale a forma di cavalluccio marino della grandezza dei consueti biscotti. Si compone di una sfoglia spessa (farina, uova, zucchero, olio, vino bianco) e di un impasto di "sapa" (mosto concentrato con cottura - Specialità tradizionale Marchigiana tipica che puoi trovare nel nostro Market), liquori (rum, marsala), caffè, noci e mandorle tritate, cioccolato fondente, canditi, uvetta, fichi secchi, cacao amaro, pane grattato. Si stende l'impasto sulla sfoglia che si richiude sopra e se ne ricavano tanti sacchetti che si modellano a forma di cavalluccio marino. Questi cavallucci vengono cotti al forno e poi spruzzati con alchermes e zucchero oppure ricoperti di glassa, quindi guarniti con confettini colorati. Ingredienti: farina di grano 00, zucchero, uova fresche,  olio extra vergine di oliva,   agente lievitante, alchermes. Ingredienti ripieno: Nocciole, mandorle, Noci, uvetta, confettura di prugne, pasta di arancio, pasta di limone, marsala, rum. - Tipicità - […] Le visciole vengono raccolte nelle prime settimane di Luglio e vengono messe a macerare, in parte intere e in parte schiacciate, con lo zucchero; si innesca così una fermentazione che, lentamente, porta allo sciroppo finale, morbido e profumato. Questo prodotto viene fatto decantare per alcuni giorni e successivamente filtrato. Otteniamo così uno sciroppo dalla concentrazione zuccherina molto elevata, che viene incorporato al vino ( Lacrima ) innescando una rifermentazione che amalgama le due identità (vino e sciroppo). La fermentazione viene arrestata a circa 14% di alcol in volume, con un residuo zuccherino che assicura la piacevolezza. COLORE: Rosso rubino profondo con riflessi amaranto. OLFATTO Intenso e complesso esprime sensuali note di fiori viola e polposi richiami di frutti rossi maturi quasi in confettura. GUSTO Al gusto svela elegante morbidezza, un'elevata persistenza senza perdere in freschezza. E' coinvolgente, di corpo, sapido, fresco ed equilibrato. I fiori si ripropongono netti, il frutto, rotondo e definito, è in dolce confettura di ciliegie, more e mirtilli. Un vino coinvolgente, che soavemente ci intriga e ci invoglia a sorsi ripetuti. Gradi: 13,5% vol. Anno: 2016 Prodotto in Italia Contiene solfiti ABBINAMENTI Ideale con piccola pasticceria secca con scaglie o colate di cacao amaro. Da bere anche come vino da meditazione o come digestivo a fine pasto. Residuo zuccherino: 160 gr /l Prima vendemmia imbottigliata 2007 Vitigno: Lacrima di Morro d'Alba DOC
CENNI STORICI E CURIOSITA’ In passato il vino di visciola veniva prodotto per rendere più gradevoli vini robusti e tannici. Il duca Federico da Montefeltro, secondo il suo biografo e libraio di fiducia Vespasiano da Bisticci, “quasi non beveva vino se non de ciriege o de granate”. In seguito venne considerato un vino da donna, da omaggiare al gentil sesso per i suoi profumi, la sua morbidezza e la sua rotondità. Oggi viene considerato vino da meditazione, da assaporare e degustare in compagnia, ritrovando sapori perduti. Si chiama visciolato o più frequentemente vino di visciole. Una tradizione antica quella marchigiana dei vini aromatizzati che, a partire dal Medioevo e dai castelli nobiliari, attraverso la sapienza contadina, è arrivata fino a oggi. Il territorio di elezione è quello dei comuni di Candiano e Pergola nel pesarese, e dei Castelli di Jesi nell’anconetano e le ricette utilizzate per la sua preparazione differiscono sensibilmente da zona a zona, da cantina a cantina. La base del vino di visciole tradizionale rimane la visciola, un’antica varietà di ciliegia selvatica (Prunus cerasus), dal colore rosso scuro e dal sapore acidulo. La storica ricetta prevede di raccogliere le visciole, mature nelle prime settimane di luglio e metterle a macerare, in parte intere e in parte schiacciate, con lo zucchero; si innesca così una fermentazione che, lentamente, porta allo sciroppo finale, morbido e profumato. Questo prodotto viene fatto decantare per alcuni giorni e successivamente filtrato. Si ottiene così uno sciroppo dalla concentrazione zuccherina molto elevata, che viene incorporato al vino innescando una rifermentazione che amalgama le due identità (vino e sciroppo). La fermentazione viene arrestata a circa 14% di alcol in volume, con un residuo zuccherino che facilita la piacevolezza di questo prodotto. ANALISI SENSORIALE COLORE: Rosso rubino profondo con riflessi amaranto. OLFATTO Intenso e complesso esprime sensuali note di fiori viola e polposi richiami di frutti rossi maturi quasi in confettura. GUSTO Al gusto svela elegante morbidezza, un'elevata persistenza senza perdere in freschezza. E' coinvolgente, di corpo, sapido, fresco ed equilibrato. I fiori si ripropongono netti, il frutto, rotondo e definito, è in dolce confettura di ciliegie, more e mirtilli. Un vino coinvolgente, che soavemente ci intriga e ci invoglia a sorsi ripetuti. ABBINAMENTI Ideale con piccola pasticceria secca con scaglie o colate di cacao amaro. Da bere anche come vino da meditazione o come digestivo a fine pasto.

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- Tipicità -

Al taglio il prodotto mostra un colore bruno-dorato con inserti chiari di frutta a guscio disseminati nella pasta. La consistenza è compatta e soda.
Il sapore è gradevole e dolce, si percepisce nettamente il gusto del fico essiccato, con un forte sentore di frutta a guscio. Si avverte anche una nota liquorosa. Il prodotto è avvolto da foglie di fico, legate con fili.

Ingredienti: fichi 85%, mandorle pelate tostate, nocciole tostate, noci mistrà, sala,. liquore rum, semi di anice.
Allergeni: contiene frutta secca
Valori nutrizionali per 100 gr. :
Kcal 335 - Kj 1401
proteine 6,47 gr
grassi 10,74 g, di cui saturi 10,57 gr
carboidrati 45,02 di cui zuccheri 40,24 gr
sodio 1,47 gr.

Brevi cenni storici:
La storia della lonzetta di fico si perde nella notte dei tempi.
Anticamente si usava raccogliere tutti i fichi che generosamente offriva la pianta e che non dovevano andare assolutamente sprecati. Il sistema di conservazione consisteva nell’asciugatura in forno a legna, dopo la cottura del pane, dei frutti maturi e successivamente nella loro sminuzzatura con un coltello, oggi  per mezzo di un tritacarne.

All’impasto così ottenuto si aggiungevano alcune noci, alcune mandorle, qualche seme di fior di finocchio e i più abbienti, aggiungevano anche qualche goccia di “mistrà”  anch’esso distillato in casa.
La massa così aromatizzata veniva successivamente divisa in piccole porzioni sagomate a forma di salame, avvolte nelle stesse foglie di fico e legate con filo di lana, pronte a divenire una povera ma sostanziosa merenda per i nostri nonni.
Le mutate e migliorate condizioni socio economiche della nostra gente e quindi dei marchigiani avevano fatto abbandonare questa antica “genuina e laboriosa merenda”.

Noi della Dolciaria Marche S.r.l. nella nostra continua, costante ricerca delle tradizioni e dei sapori perduti abbiamo ripreso la dimenticata ricetta.
Abbiamo raccolto i fichi, li abbiamo essiccati, li abbiamo macinati, abbiamo arricchito l’impasto con le noci, le mandorle, le nocciole ed abbiamo aromatizzato il prodotto con semi di anice e mistrà; abbiamo porzionato la massa in salami e li abbiamo avvolti  nelle odorose foglie di fico e come una volta le abbiamo legate con variopinti fili di lana.
Ripristinando così una tradizione che ora tenta di far conoscere al di fuori dei confini regionali e nazionali.

Nel tentativo di soddisfare i gusti di palati moderni, abbiamo arricchito la versione tradizionale della lonzetta di fico aggiungendo al suo impasto alcune gocce di cioccolato amaro cercando di mitigare la dolcezza del fico non a tutti gradita, ma soprattutto per venire incontro ai mutati gusti dei giovani.
Infine non potendo prescindere dalle nuove normative sull’igiene dei prodotti alimentari, senza peraltro offendere la tradizione, abbiamo ritenuto opportuno oltre che utile interporre tra la foglia e l’impasto un vero e proprio un rivestimento microforato (tecnica brevettata) che mentre non ostacola la traspirazione del prodotto in fase di stagionatura, impedisce il contatto diretto della foglia con la massa edibile e quindi la trasmissione di eventuali microrganismi (lieviti e muffe) in essa presenti come si evince dagli allegati risultati di analisi.

La lonza di fico nutriente e gustosa sempre, vive la sua seconda giovinezza in quanto si è scoperta la sua felice capacità di abbinarsi agli esaltanti sapori dei grandi formaggi italiani quali soprattutto il formaggio di fossa, il pecorino, il parmigiano, il castelmagno, ed altri.
Il tutto nella speranza che il nostro  lavoro di ricerca, di realizzazione, di innovazione venga apprezzato dai consumatori, sperando soprattutto nella continuazione di una tradizione che è parte integrante della storia marchigiana e più in generale della cultura della cucina italiana.

INGREDIENTI: Fichi secchi 85%, MANDORLE pelate tostate, NOCCIOLE tostate, NOCI, mistrà, Sapa, rum, semi di anice.
Ingredients: Dried figs 85 %, peeled ALMONDS, roasted NUTS, WALNUTS, sapa, rhum, aniseeds


Dry fig loaf  - history

Origins

the origin of the dry-fig loaf is lost in the mists of time.

Once upon a time, people used to pick all the figs that trees would generously offer and make sure that none of them were wasted.

The conservation method was simple: ripe figs were dried in the household’s wood oven – after the bread was baked – and later chopped up with a kitchen knife, today replaced with a modern meat mincer. The resulting paste would be added with some walnuts, almonds and some turnip flower seeds while richer people would add some drops of “mistrà” home-made distilled liquor.

The fragrant dough would then be divided into small portions to be shaped like a salame and wrapped up in fresh fig leaves knotted with wool threads and become ready for a simple, but nutritious snack for our grand-parents.

The improved socio-economic conditions of our “marchigiani” people had almost abandoned this old “genuine and laborious snack”.

According to our company mission of “re-discovering” old and forgotten recipes of our traditions, we have resumed and worked on this forgotten recipe.

We pick our figs, we dry and mince them before adding some walnuts, almonds, hazelnuts and anise seeds and drops of mistral liquor to the resulting paste of dried figs. The fragrant dough is then portioned and salame-shaped  before being wrapped in the aromatic fig leaves. We knot the leaves with colourful wool thread, faithful to our “marchigiana”  tradition.

We are proud to have restored this traditional recipe and are pleased to unveil this delightful delicatessen beyond Marche region borders.

In the hope to meet the finest modern connoisseur’s taste, we have revised the traditional recipe by adding some drops of bitter chocolate to the dough with the aim of not only reducing the sweetness of figs - which not everyone enjoys - , but also to meet young people’s taste.

In compliance with the latest food hygiene and safety regulations and according to the fig-loaf tradition, we have placed a patented micro-perforated liner between the dough and the fig leaf for two reasons: it allows the natural perspiration of the product while aging and prevents any contact between the fig leaf and the edible dough. Therefore, there isn’t any risk of contamination with potential yeasts and molds, as stated by the results of the enclosed chemical test.

 

Our nutritious and tasteful fig-loaf is today living a second youth because of its happy pairing with the exciting flavours of the great Italian cheese selection, especially with the “formaggio di fossa” (pit cheese),  “pecorino” (goat milk cheese), “ parmigiano”, “il castelmagno” among others.

 

Our greatest ambition is that our customers appreciate our work of research, production and innovation of our Marche cooking and pastry tradition and, in general, of the Italian culture of culinary arts.

With its delicious taste, high nutritional facts, the figs-loaf reminds us of the good old cooking tradition of our region especially if it is wrapped with a slice of “formaggio di fossa**” topped with a generous spoon of locally produced honey...)

**The cheese's name, which literally means "cheese of the pit", is derived from the process of ripening the cheese in special underground pits dug in tuff rock

- Tipicità -
La Lacrima di Morro d’Alba, più conosciuta semplicemente come Lacrima, ha ottenuto la Doc nel 1985. Tra i vini più noti della produzione vitivinicola marchigiana, la Lacrima vanta una tradizione antichissima. Narra la leggenda che già nel 1167 Federico Barbarossa, insediatosi nel Castello di Morro d’Alba dopo aver assediato Ancona, divenne uno dei maggiori sostenitori di questa “bevanda prelibata”.
Il Lacrima di Morro d'Alba, chiamato anche Lacrima di Morro, è un vino rosso DOC marchigiano la cui produzione è consentita unicamente in Provincia di Ancona nella zona di Morro d'Alba e comprende il territorio dei comuni di Morro d'Alba, Monte S. Vito, S. Marcello, Belvedere Ostrense, Ostra e Senigallia. Viene commercializzato prevalentemente nelle tre versioni riconosciute dal disciplinare di produzione ("Base", "Superiore" e "Passito") ed è ottenuto utilizzando l’antica varietà di uva nera locale detta Lacrima. Vendemmia: Il periodo della vendemmia è generalmente in settembre. Le uve vengono raccolte in piccoli contenitori e inviate in azienda dove, dopo un'attenta e ulteriore selezione, le uve vengono vinificate a temperatura controllata. La caratteristica di questo vitigno è molto particolare: la buccia dell'uva, quando raggiunge il punto di maturazione, si fende, lasciando gocciolare, lacrimare, il succo dall’acino.
Fermentazione: Dopo la diraspatura, le uve vengono convogliate in contenitori d’acciaio, dalla capacità di circa 100 hl ognuno, dotati di tasche per il controllo della temperatura, strumento principe per l'ottenimento di vini di qualità. La macerazione sulle bucce dura per circa 20 giorni, ad una temperatura di circa 20°C, per mantenere al massimo i profumi varietali, fruttati e floreali, di queste uve.
Vista: Rosso rubino intenso, con sfumature violacee. Olfatto: Profumi eleganti, di fragola, ciliegino, more di rovo, mirtilli, violetta, viola e rosa canina. Gusto: In bocca la struttura è corposa, dal gusto asciutto, con struttura tannica equilibrata e ben armonica, sapore pieno e persistente ed un pieno ritorno alle percezioni aromatiche che lo rendono immediatamente piacevole e godibile. Carattere particolare ed irripetibile. Gradi: 12% vol Anno: 2019 Prodotto in Italia Contiene solfiti Zona Di Produzione: Vigneti di proprietà nel comune di San Marcello (AN) Altitudine: 100 - 150 mt s.l.m. Tipologia Del Terreno: Prevalentemente argilloso. Vitigno: Lacrima di Morro d'Alba in purezza Densità D’impianto: 5.000 Ceppi Per Ettaro. Potatura: Cordone Speronato Resa Per Ha E Per Ceppo: 75 Q.Li / 1,5 Kg Di Uva Circa. Prima Vendemmia Imbottigliata : 2007 ABBINAMENTI: Tipico vino autunnale (tradizionalmente consumato nella regione d’origine come novello durante il periodo natalizio) o tardo-estivo (per l’invecchiato di un anno o più), il Lacrima si serve a 16-18 °C e si abbina con specialità locali come salumi (salame tipo "Fabriano", ciarimboli o salsicce di fegato), primi piatti "rossi" (come Fettuccine o Maccheroncini di Campofilone al ragù marchigiano o di selvaggina) e piatti a base di carni bianche (pollame, tacchino, coniglio ecc...), ma anche accostato ad alcuni primi e antipasti marinati (pescato azzurro, stoccafisso) o con il famoso brodetto di pesce all'anconetana. La versione passita è ottima per accompagnare formaggi stagionati, erborinati, marmellate rosse, cioccolato fondente ed anche pasticceria secca. Il Lacrima di Morro d’Alba è comunque ottimo sia come vino da pasto (per tutti i giorni) sia per occasioni speciali (aperitivi, ricorrenze). Per poterne apprezzare al meglio le qualità va servito in un calice di vetro liscio e sferico, trasparente, di media grandezza e con lungo stelo. I prodotti Tipici sopra citati sono presenti nel nostro Market.
  L'origine del nome di questo vino è assai antica ed è collegata a quello della pianta e del territorio da cui proviene. La prima parte del vocabolo, unica nel suo genere, deriva dalla caratteristica del vitigno Lacrima di emettere goccioline di succo dagli acini maturi: questa uva nera è infatti dotata di buccia spessa ma estremamente delicata, assai soggetta a spaccature durante le ultime fasi di maturazione del grappolo, specie se caratterizzate da piogge abbondanti. Le piccole gocce (lacrime) che escono dalle fenditure dei chicchi danno appunto il nome Lacrima, mentre (di) Morro d'Alba è il sostantivo del più importante comune di coltivazione di tale varietà e richiama il luogo d'origine e produzione: "Morro" deriva dalla parola pre-romana “murr” o “moor” e significa "altura", "roccia", "cumulo" o "mora" di sassi (affermatosi poi durante il medioevo come nome del borgo); mentre il termine "Alba" (aggiunto nel 1862 al nome dell'abitato per evitare confusioni con altre località del Regno d'Italia) richiama il sorgere del sole e vuol dire "verso est". Quest'ultimo epiteto indicava in passato la zona geografica che separava i contado medievali di Jesi e Senigallia, situata appunto nella parte nord-orientale della provincia di Ancona. Morro d'Alba significherebbe quindi "campo sassoso ad est". Secondo una versione alternativa, ma meno utilizzata, il termine "Morro" deriverebbe invece da Mauro Sabba, re dei Mori (un gruppo di pirati saraceni) che nell'anno 848 invase e razziò le Marche; oppure dal termine “El Murro”, che nella lingua saracena significherebbe “Il Castello”. Il vitigno Lacrima, presente solamente nell'anconetano e recuperato pochi decenni fa nel Comune di Morro d'Alba, è conosciuto da tempi remoti: la prima citazione storica riguardante l'uva e i vini di questo territorio l'abbiamo infatti grazie a Federico Barbarossa, che nel 1167 durante l'assedio di Ancona scelse le mura di Morro e del suo castello come dimora e riparo. Gli abitanti del paese furono costretti a cedere all'imperatore le cose a loro più care, tra cui il vino di Lacrima che tanto piacque al monarca. Documenti più moderni riguardo a questo vitigno sono rinvenibili a partire dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, dove viene attribuito alle Marche, anche se le sue precise origini rimangono sconosciute. I primi riferimenti precisi appaiono nel volume “La esposizione ampelografica marchigiana-abruzzese tenuta in Ancona il settembre 1872 e studi sulla vite e sul vino della provincia anconitana” pubblicato nel 1873, dove la Lacrima e il suo vino vengono analizzati in laboratorio per la prima volta e descritti accuratamente. In queste pagine sono riportate le prime rappresentazioni dettagliate dei diversi organi della pianta, delle fasi fenologiche e della suscettibilità ai patogeni, oltre che un ottimo giudizio sulla bevanda alcolica da lei ottenuta. Altre citazioni le ritroviamo nei Bollettini Ampelografici dell’800 e in particolare nel primo volume di "Ampelografia italiana", pubblicato a Torino nel 1879 a cura del Comitato Ampelografico Centrale. Qui vengono elencate le tre varietà di vite più importanti delle Marche e una di queste è appunto la Lacrima, la cui descrizione biologica corrisponde perfettamente a quella odierna, anche se non concorda con quella inserita dal Gallesio nella sua “Pomona italiana”, né corrisponde ad altre uve che portarono lo stesso nome e che erano un tempo diffuse nelle aree meridionali del nostro paese. Questo vitigno, una volta assai più coltivato in tutto il centro-sud adriatico (dalla Romagna, Toscana e Umbria fino a Puglia e Campania), rischiò seriamente l'estinzione durante gli anni '70 e '80, espiantato e sostituito progressivamente da moderne cultivar più resistenti e produttive ma spesso di minor qualità. Uno dei fattori che ne determinò la progressiva scomparsa fu la precocità di germogliamento primaverile, che esponeva le tenere gemme appena schiuse al possibile gelo tardivo di fine inverno. Quest'antica varietà fu recuperata su meno di 10 ha di vigneto residuo rimasto ubicato nelle zone di Morro d'Alba e si salvò unicamente grazie ad alcuni viticoltori marchigiani, che dopo aver fatto istituire la DOC nel 1985 (primo anno del rilancio) ripresero a dedicarsi a questa particolare uva nera. In passato il suo mosto era utilizzato come aromatizzante e miglioratore per tagliare altri vini rossi, mentre oggi viene vinificato e commercializzato in purezza. A seguito del rinnovato interesse troviamo attivo sul territorio di coltivazione, a partire dal 1993, il "Consorzio di Tutela della Lacrima di Morro d'Alba doc" (ist. con Legge N°164/92) i cui soci sono i produttori e gli imbottigliatori di uva Lacrima e di vino Lacrima di Morro d'Alba, che ritroviamo solitamente come realtà aziendali medio-piccole. Lo scopo di tale associazione, che si rifà ai dettami del disciplinare di produzione della denominazione, comprende le attività di tutela, valorizzazione, promozione e commercializzazione, oltre che produzione e controllo, del vitigno, dei suoi frutti e del suo vino. Oggi il Lacrima di Morro d'Alba è uno dei più importanti e ricercati vini rossi delle Marche (anche a livello internazionale) e la sua cultivar omonima è salvaguardata come parte irrinunciabile del patrimonio vitivinicolo italiano.
Premi & Riconoscimenti

Japan Wine Challenge 2019 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Luca Maroni 2020 - 99 PUNTI

James Suckling - 93 PUNTI

CWSA Best Value 2020 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Berlin International Wine Competition 2020 - DOPPIA MEDAGLIA D’ORO

CHINA AWARDS 2020 - MEDAGLIA D’ORO

Gilbert & Gaillard Guide 2020 - MEDAGLIA D’ORO

BERLINER WINE TROPHY 2020 – WINTER TASTING - MEDAGLIA D’ORO

Sakura Japan Women’s Wine Award 2020 - MEDAGLIA D’ORO

Korea Wine Challenge 2018 - MEDAGLIA D’ORO

Guida Vini Buoni d’Italia 2019 - 4 STELLE

CWSA NO Best Value 2018 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Cathay Pacific Hong Kong International Wine and Spirit Competition 2018 - MEDAGLIA D’ORO

San Francisco international Wine Competition 2018 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Luca Maroni 2019 - 99 PUNTI

Gambero Rosso 2019 - 2 BICCHIERI

Veronelli Guide 2019 - 2 STELLE

International Wine Challenge 2019 - MEDAGLIA D’ARGENTO

JAPAN WINE CHALLENGE 2019 - MEDAGLIA D’ARGENTO

IWSC/International Wine & Spirits Competition 2019 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Gilbert & Gaillard Guide 2019 - MEDAGLIA D’ORO

Korea Wine Challenge 2017 - MEDAGLIA DI BRONZO

Luca Maroni 2018 - 99 PUNTI

Asia Wine ans spirits Awards 2017 - MEDAGLIA D’ORO

New York World Wine & Spirits 2017 - MIGLIOR ROSSO IN MOSTRA E MIGLIOR VARIETALE ITALIANO + DOPPIA MEDAGLIA D’ORO

CWSA Best Value 2019 - DOPPIA MEDAGLIA D’ORO

Cathay Pacific Hong Kong International Wine & Spirit Competition 2017 - MEDAGLIA D’ARGENTO

JAPAN WINE CHALLENGE 2018 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Sakura Japan Women’s Wine Award 2019 - MEDAGLIA D’ORO

IWSC/International Wine & Spirits Competition 2018 - MEDAGLIA D’ARGENTO

Dwwa 2019 - MEDAGLIA DI BRONZO

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