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I Vini della nostra Regione🍷

Quali, quanti e altre curiosità sui Vini della Regione Marche 🍷🍾

Puoi trovare i nostri VINI qui

Il paesaggio marchigiano, compreso nella fascia tra l’Appennino e il mare, è estremamente suggestivo poiché la catena montuosa che degrada verso il litorale adriatico risalta fantastici scorci panoramici delle colline, solcate da verdi vallate naturali. Ed è proprio tra questi territori, particolarmente vocati alla coltivazione della vite, che le condizioni pedoclimatiche unite alle moderne tecnologie di vinificazione consentono la produzione di vini la cui qualità, in molti casi, è elevata all’eccellenza. 

La viticoltura nel territorio marchigiano risale a tempi remoti con un’ampia gamma di vitigni non sempre di qualità, destinati per lo più al consumo familiare. L’ammodernamento è iniziato nel secondo dopoguerra con la piantumazione di vitigni di pregio nelle zone collinari di Jesi, Cupramontana e nei Colli Piceni, la cui qualità è stata riconosciuta ufficialmente a partire dagli anni ’62 con l’applicazione della disciplina sulla tutela giuridica delle Denominazioni di origine controllata. 

Attualmente nelle Marche sono censite oltre 200 varietà di vitigni, tuttavia il Sangiovese, il Montepulciano, il Verdicchio e il Trebbiano Toscano prevalgono nettamente su tutti. Qualche vitigno autoctono meno noto è venuto recentemente alla ribalta, mente vitigni alloctoni come lo Chardonnay, il Merlot, il Cabernet Sauvignon, sono stati integrati con successo tra i vitigni tradizionali. 

Dati statistici della Produzione Vinicola regionale 

Superficie vitata: 17.563 ettari di cui:
Montagna: 5% | Collina: 85% | Pianura: 10%
Produzione totale Vino: 1.039.000 ettolitri di cui:
Vini DOP 39,5% | Vini IGP 24,5%.
Produzione dei Vini Rossi e Rosati: 55% | Vini Bianchi 45%.
Denominazioni vinicole presenti nelle Marche:
Vini DOCG: 5 | Vini DOC: 15 | Vini IGT: 1 

La Lista

CASTELLI DI JESI VERDICCHIO RISERVA DOCG

CONERO DOCG

OFFIDA DOCG

VERDICCHIO DI MATELICA RISERVA DOCG

VERNACCIA DI SERRAPETRONA DOCG

BIANCHELLO DEL METAURO DOC

COLLI MACERATESI DOC

COLLI PESARESI DOC

ESINO DOC

FALERIO DOC

I TERRENI DI SAN SEVERINO DOC

LACRIMA DI MORRO (O LACRIMA DI MORRO D’ALBA) DOC

PERGOLA DOC

ROSSO CONERO DOC

ROSSO PICENO DOC

SAN GINESIO DOC

SERRAPETRONA DOC

TERRE DI OFFIDA DOC

VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC

VERDICCHIO DI MATELICA DOC

MARCHE IGT

COLLI PESARESI DOC – SOTTOZONA FOCARA

COLLI PESARESI DOC – SOTTOZONA RONCAGLIA

COLLI PESARESI DOC – SOTTOZONA PARCO NATURALE MONTE SAN BARTOLO

Dettagli dei principali vini Marchigiani

Vino Castelli di Jesi Verdicchio Riserva D.O.C.G.

La denominazione di origine controllata e garantita «Castelli di Jesi Verdicchio Riserva» è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel disciplinare di produzione, per le seguenti tipologie:

  1. Castelli di Jesi Verdicchio Riserva
  2. Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico   

1. Tipologie e Uve del Vino DOCG Castelli di Jesi Verdicchio Riserva

  • Castelli di Jesi Verdicchio Riserva (Vino Bianco Invecchiato)
  • Versioni: Secco
  • => 85% Vitigno Verdicchio
  • =< 15% Vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella regione Marche.
  • => 12,50% Vol. Titolo alcolometrico
  • Vino Bianco Invecchiato, dal colore giallo paglierino più o meno intenso, odore delicato, caratteristico e sapore asciutto, armonico con retrogusto gradevolmente amarognolo.
  • Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico (Vino Bianco Invecchiato Classico)
  • Versioni: Secco
  • => 85% Vitigno Verdicchio
  • =< 15% Vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella regione Marche.
  • => 12,50% Vol. Titolo alcolometrico
  • Vino Bianco Invecchiato Classico, dal colore giallo paglierino più o meno intenso, odore delicato, caratteristico e sapore asciutto, armonico con retrogusto gradevolmente amarognolo.

2. Territorio e Zona di produzione del Vino DOCG Castelli di Jesi Verdicchio Riserva

La zona geografica delimitata per la produzione del Verdicchio DOCG è individuata in parte del bacino geografico del fiume Esino, in taluni territori della Provincia di Ancona e di Macerata, storicamente Castelli perché gravitanti nella politica e nell’economia di Jesi che nel 1194 ha dato i natali a Federico II di Svevia. L’area dista circa Km 20 dal mare e si sviluppa nelle colline poste attorno alla valle Esina.

La Zona di Produzione del Vino DOCG Castelli di Jesi Verdicchio Riserva è localizzata in:

  • provincia di Ancona e comprende il territorio dei comuni di Arcevia, Barbara, Belvedere Ostrense, Castelbellino, Castelplanio, Corinaldo, Cupramontana, Maiolati Spontini, Mergo, Montecarotto, Monte Roberto, Morro d’Alba, Ostra, Poggio San Marcello, Rosora, San Marcello, San Paolo di Jesi, Senigallia, Serra de’ Conti, Serra San Quirico e Staffolo.
  • provincia di Macerata e comprende il territorio dei comuni di Apiro, Cingoli e Poggio San Vicino.

3. Vinificazione e Affinamento del Vino DOCG Castelli di Jesi Verdicchio Riserva

Nelle fasi di vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti della zona atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche di qualità.

Le pratiche enologiche di vinificazione del Vino DOCG Castelli di Jesi Verdicchio Riserva prevedono, tra l’altro, che:

  • La resa massima dell’uva in vino finito, pronto per il consumo, non deve essere superiore al 70%. Qualora superi questo limite, ma non il 75%, l’eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine controllata e garantita; oltre il 75% decade il diritto alla denominazione di origine controllata e garantita per tutto il prodotto.
  • Le pratiche di elaborazione dei vini prevedono un periodo di invecchiamento di almeno 18 mesi di cui almeno 6 in bottiglia.

4. Produttori di Vino DOCG Castelli di Jesi Verdicchio Riserva

Con l’utilizzo della DOCG Castelli di Jesi Verdicchio Riserva i Produttori Vinicoli Marchigiani sono orgogliosi di presentare al consumatore un Vino di Qualità che ha più cose da raccontare rispetto ad altri: da dove proviene, come viene lavorato, le origini storiche e le caratteristiche che lo identificano in un territorio ben definito che l’appassionato o l’estimatore potrà maggiormente percepire ed apprezzare durante la Visita alle Cantine che operano nell’ambito di questa denominazione.

5. Abbinamenti gastronomici con il Vino DOCG Castelli di Jesi Verdicchio Riserva

Antipasti, carni bianche più o meno elaborate, carni bollite, pietanze a base di funghi e tartufi, fritti di verdure, piatti di pesce, crostacei e molluschi.

6. Storia e Letteratura del Vino DOCG Castelli di Jesi Verdicchio Riserva

Il legame storico tra la vite e l’ambiente geografico nel territorio della Marca Anconetana inizia con l’arrivo dei monaci benedettini ed a seguire con quelli camaldolesi che reintroducono e diffondono la vite ormai da secoli tradizionale. Ai monaci, quindi, nelle Marche si devono il tramandarsi delle tecniche viticolo-enologiche, il miglioramento del prodotto e, soprattutto, la conservabilità. Con il diffondersi del contratto di mezzadria che crea l’appoderamento diffuso e la disponibilità di forza lavoro, il vino cessa di essere bevanda dei soli ceti agiati e diviene alimento delle classi rurali. Già ai primi del 1500 lo spagnolo Herrera, professore a Salamanca, descrive le più comuni varietà di viti e la tecnica di vinificazione in bianco.

Fra i nomi dei vitigni descritti figura il Verdicchio così spiegato “uva bianca che ha il granello picciolo e traluce più che niuna altra. Queste viti sono migliori in luoghi alti e non umidi, che piani e in luoghi grassi, e riposati, perciocché ha la scorsa molto sottile e tenera, di che avviene che si marcisce molto presto, et ha il sarmento così tenero che da per sé per la maggior parte cade tutto e bisogna che al tempo della vendemmia si raccoglia tutta per terra, e per questa cagione ricerca luogo asciutto e non ventoso, molto alto nei colli. Il vino di questo vitame è migliore di niuno altro bianco. Si conserva per lungo tempo, è molto chiaro, odorifero e soave. Ma l’uva di esso per mangiare non vale molto”. E ancora, un significativo legame storico conseguente all’Unità d’Italia del 1861, è l’iniziativa relativa alla istituzione della Commissione Ampelografica Provinciale, promossa dal Prefetto e presieduta dall’enologo De Blasis, che nel 1871 pubblica i “Primi studi sulle viti della Provincia di Ancona”. Sono passate in rassegna le diverse realtà climatiche, geomorfologiche dei territori e si descrivono i vitigni coltivati elencandone caratteri e sinonimie. Per l’area mandamentale di Jesi viene descritto il Verdicchio (o Verdeccio).

Questo è anche il periodo dei parassiti: oidio (1851), peronospora (1879), fillossera (1890). Il tempo trascorso per trovare le soluzioni spinse i viticoltori ad eliminare molte varietà clonali presenti nel territorio, privilegiando vitigni sconosciuti nella storia enologica regionale meno il Verdicchio che risultava il vino più commercializzato. Ne è conferma storica ulteriore quanto scrive nel 1905-6 lo studioso Arzelio Felini in Studi Marchigiani “è oltre un ventennio che i nostri viticoltori, nel tentare di risolvere il problema enologico marchigiano, hanno abbandonato la moltiplicazione delle caratteristiche varietà dei vitigni nostrani per introdurre del nord e del sud” .

È negli anni ’60 che l’aiuto CEE permette di rinnovare tutta la viticoltura regionale passando dalla coltura promiscua (filari) alla coltura specializzata (vigneto) con impianti a controspalliera per meglio svolgere le cure colturali e produrre uve di qualità. Nella classifica effettuata dal Di Rovasenda (1881), il Verdicchio è dichiarato il vitigno italico più pregiato tra i vitigni a bacca bianca delle Marche.

Il vino Verdicchio acquisisce notorietà commerciale all’inizio degli anni ’50 quando due produttori investirono nella costruzione in uno dei “castelli” di una cantina di trasformazione per lavorare le proprie uve e caratterizzarono il prodotto con una bottiglia tipica: l’anfora etrusca (designer Maiocchi). Allo sviluppo commerciale ha provveduto un altro industriale farmaceutico che ha acquisito la cantina cui ha fatto seguito la valorizzazione con la denominazione d’origine che ha consentito l’attuale sviluppo della DOC.

Il periodo mezzadrile prevedeva la ripartizione delle uve tra proprietario e mezzadro e, di conseguenza, la vinificazione separata nelle rispettive abitazioni. Tecniche diverse e capacità differenti non permettevano di ottenere un prodotto di qualità. Questo arriva con il sostegno comunitario agli investimenti sui vigneti, sugli impianti di vinificazione e sulle strutture commerciali le quali, forti della denominazione, riescono a raggiungere un notevole sviluppo nel mercato interno e in quello internazionale. Un cenno va fatto anche all’attività vivaistica, poiché nel territorio operavano molti piccoli vivaisti con propri allevamenti di piante madri che hanno consentito di soddisfare la domanda in barbatelle innestate così che il rinnovo della viticoltura degli anni ’60 non subisse scompensi ed inquinamenti varietali. Poi il vivaismo ha assunto forme e valori di dimensione nazionale per cui la domanda è stata soddisfatta in disponibilità e sicurezza varietale.

Vino Conero D.O.C.G.

La Denominazione di Origine Controllata e Garantita «Cònero» è riservata al vino che risponde alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal disciplinare di produzione.  

  • Cònero

1. Tipologie e Uve del Vino DOCG Conero

  • Conero (Vino Rosso)
  • Versioni: Secco
  • => 85% Vitigno Montepulciano
  • =< 15% Sangiovese
  • => 12,50% Vol. Titolo alcolometrico
  • Vino Rosso dal colore rosso rubino, odore gradevole, vinoso e dal sapore armonico, asciutto, ricco di corpo.

2. Territorio e Zona di produzione del Vino DOCG Conero

Il riferimento geografico è il promontorio del monte Conero che si erge sul mare Adriatico e le colline che discendono dallo stesso verso l’entroterra. Il territorio, delimitato per la produzione del vino Conero, è un lembo di terra che si inoltra nel mare ad est e ad ovest seguono le colline retrostanti il rilievo montuoso del Conero. L’insieme delle caratteristiche varietali e le condizioni pedoclimatiche consentono a quest’area vitata, protetta dai venti freddi provenienti da nord e dallo stesso Conero, mt 572 s.l.m., di produrre uve sane, mature e di alto contenuto zuccherino.

La Zona di Produzione del vino DOCG Conero è localizzata in:

  • provincia di Ancona e comprende il territorio dei comuni di Ancona, Offagna, Camerano, Sirolo, Numana e, in parte, il territorio dei comuni di Castelfidardo ed Osimo.

3. Vinificazione e Affinamento del Vino DOCG Conero

Nelle fasi di vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti della zona atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche di qualità.

Le pratiche enologiche di vinificazione del vino DOCG Conero prevedono, tra l’altro, che:

  • La resa massima dell’uva in vino finito, pronto al consumo, non deve essere superiore al 70%. Qualora superi questo limite, ma non il 75%, l’eccedenza non avrà diritto alla denominazione di origine controllata e garantita; oltre il 75% decade il diritto alla denominazione di origine controllata e garantita per tutto il prodotto.
  • La base ampelografica è riassunta nel vitigno Montepulciano (min 85%) in quanto è adatto all’invecchiamento e migliora gli uvaggi con altri vitigni consentendo di ottenere profumi che ricordano il gusto “bordolese” richiesto dal mercato. La maturazione in legno ne migliora la morbidezza, crea maggiore equilibrio ed affinamento della nota olfattiva.

4. Produttori di Vino DOCG Conero

Con l’utilizzo della DOCG Conero i Produttori Vinicoli Marchigiani sono orgogliosi di presentare al consumatore un Vino di Qualità che ha più cose da raccontare rispetto ad altri: da dove proviene, come viene lavorato, le origini storiche e le caratteristiche che lo identificano in un territorio ben definito che l’appassionato o l’estimatore potrà maggiormente percepire ed apprezzare durante la Visita alle Cantine che operano nell’ambito di questa denominazione.

5. Abbinamenti gastronomici con il Vino DOCG Conero

Primi piatti di pasta ripiena, stoccafisso all’anconetana, arrosti di carni rosse, cacciagione e brasati.

6. Storia e Letteratura del Vino DOCG Conero

L’area anconetana è stata influenzata dai Dori e dalla civiltà dorica, in quanto fondarono la città di Ancona. E proprio i coloni greci hanno lasciato tracce sicure di viticoltura e di vinificazione. Altrettanto si può dire per gli Etruschi ai quali si possono attribuire le prime nozioni tecniche di coltivazione della vite e di elaborazione enologica, che si diffusero anche nel territorio marchigiano dov’erano installati i Piceni.

Che i Piceni conoscessero l’uva e il vino è dimostrato dal ritrovamento archeologico di circa 200 vinaccioli di Vitis Vinifera in una tomba in quel di Matelica del VII sec. a.c.. L’influenza di Roma consentì a Plinio di descrivere un centinaio di varietà di viti coltivate nell’area Picena. E, ancora, Apicio Marco Gavio, personaggio romano di arte culinaria, ricorda un vino “anconetanum”, rosso e piuttosto corposo.

La presenza nel territorio di numerose aziende agricole con una lunga tradizione vitivinicola e le residenze storiche costruite negli scorsi secoli, destinando il piano terra alla trasformazione vinicola, hanno permesso la produzione di vini rossi che hanno affrontato il mercato con notevoli successi anche nelle competizioni di alto livello. Produttori illuminati e cantine, anche di interesse architettonico, diedero avvio alla denominazione di origine con il rinnovo e l’espansione dei vigneti negli anni ‘60 confermando al vitigno Montepulciano la massima espressione del legame tra uve, vino e territorio e che qui esalta le sue migliori caratteristiche.

Vino Offida D.O.C.G.

La Denominazione di Origine Controllata e Garantita «Offida» è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:

  1. Pecorino
  2. Passerina
  3. Rosso

1. Tipologie e Uve del Vino DOCG Offida

  • Offida Pecorino (Vino Bianco)
  • Versioni: Secco
  • => 85% Vitigno Pecorino
  • =< 15% Vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella regione Marche.
  • => 12% Vol. Titolo alcolometrico.
  • Vino Bianco dal colore colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, un buon livello di acidità; all’olfatto si riscontrano note floreali (fiori bianchi), fruttate di ananas, sentori di anice e salvia e al gusto sono freschi, minerali sapidi, con un retrogusto persistente.
  • Offida Passerina (Vino Bianco)
  • Versioni: Secco
  • => 85% Vitigno Passerina
  • =< 15% Vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella regione Marche.
  • => 11,50% Vol. Titolo alcolometrico.
  • Vino Bianco dal colore giallo paglierino con riflessi giallognoli, all’olfatto si riscontrano note di frutta a polpa gialla e sentori agrumati, e al gusto sono freschi, minerali e hanno un retrogusto persistente.
  • Offida Rosso (Vino Rosso)
  • Versioni: Secco
  • => 85% Vitigno Montepulciano
  • =< 15% Vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Marche
  • => 13% Vol. Titolo alcolometrico.
  • Vino Rosso dal colore rosso rubino con tendenza al granato, all’olfatto spiccano note di frutti rossi e sentori di liquirizia e cioccolato, e al gusto sono morbidi, ampi con un lunghissimo retrogusto.

2. Territorio e Zona di produzione del Vino DOCG Offida

La zona geografica che delimita la DOCG Offida ricade nella parte sud della regione Marche a cavallo tra le province di Ascoli Piceno e Fermo, e comprende un’area che va dalla zona litoranea sino ad arrivare ad una media alta collina.

La Zona di Produzione del Vino DOCG Offida è localizzata come segue:

  • la tipologia Offida Rosso riguarda la provincia di Ascoli Piceno e comprende il territorio dei comuni di Ripatransone, Offida, Acquaviva Picena, Castorano, Castel di lama, Cossignano, Appignano del Tronto e, in parte, il territorio dei comuni di Ascoli Piceno, Colli del Tronto, Spinetoli, Monsampolo del Tronto, Grottammare, Massignano, Carassai, Montefiore dell’Aso, Montalto Marche, Castignano, Monteprandone e San Benedetto del Tronto.
  • la tipologia Offida Pecorino riguarda la provincia di Ascoli Piceno e comprende il territorio dei comuni di Acquaviva Picena, Appignano del Tronto, Casteldilama, Castorano, Castignano, Cossignano, Montefiore dell’Aso, Offida, Ripatransone e, in parte, il territorio dei comuni Ascoli Piceno, Colli del Tronto, Carassai, Cupramarittima, Grottammare, Montalto Marche, Massignano, Monsampolo del Tronto, Montedinove, Monteprandone, Petritoli, Rotella, San Benedetto del Tronto e Spinetoli.
  • la tipologia Offida Passerina riguarda la provincia di Fermo e comprende il territorio dei comuni di Campofilone e Pedaso.

3. Vinificazione e Affinamento del Vino DOCG Offida

Nelle fasi di vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti della zona atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche di qualità.

Le pratiche enologiche di vinificazione del Vino DOCG Offida prevedono, tra l’altro, che:

  • La resa massima dell’uva in vino per tutte e 3 tipologie di vino Offida: Pecorino, Passerina e Rosso, deve essere non superiore al 70%. Qualora la resa uva/vino superi detto limite ma non il 75%, l’eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine controllata e garantita. Oltre il 75% decade il diritto alla denominazione di origine controllata e garantita per tutta la partita.
  • Le pratiche enologiche sono quelle tradizionali della zona per la vinificazione in bianco; per i vini rossi, oltre alle tradizionali pratiche di vinificazione dei vini rossi tranquilli, essendo l’Offida Rosso un vino strutturato di ampio corpo e molto longevo, l’elaborazione comporta un periodo di invecchiamento obbligatorio di 24 mesi di cui 12 mesi in legno e di ulteriori 3 mesi di affinamento in bottiglia.

4. Produttori di Vino DOCG Offida

Con l’utilizzo della DOCG Offida i Produttori Vinicoli Marchigiani sono orgogliosi di presentare al consumatore un Vino di Qualità che ha più cose da raccontare rispetto ad altri: da dove proviene, come viene lavorato, le origini storiche e le caratteristiche che lo identificano in un territorio ben definito che l’appassionato o l’estimatore potrà maggiormente percepire ed apprezzare durante la Visita alle Cantine che operano nell’ambito di questa denominazione.

5. Abbinamenti gastronomici con il Vino DOCG Offida

Il Pecorino può abbinarsi a zuppe di pesce, brodetto, sarde alla marchigiana. Il Passerina si offre per gustosi abbinamenti con molluschi, crostacei e zuppe di pesce ma anche con la parmigiana di cardi. Il Rosso richiede abbinamenti a primi piatti con salse ricche e secondi piatti a base di carni sia rosse che bianche, ma soprattutto con formaggi e salumi caratteristici quali la Casciotta di Urbino, il Formaggio di Fossa, il Prosciutto di Carpegna e i salami. 

6. Storia e Letteratura del Vino DOCG Offida

La millenaria storia vitivinicola del Piceno, territorio di coltivazione dei vitigni della DOCG Offida, che va dall’epoca dei Piceni fino ad oggi, attestata da numerosi documenti e reperti, si sostanzia nella costante interazione dell’uomo con il territorio, nelle tradizionali tecniche di coltivazioni della vite e delle tecniche enologiche, tramandate da generazioni di contadini che con il passare del tempo si sono sempre più evolute ed affinate, fino a dare come risultato i vini Offida DOCG.

Nell’epoca medioevale i prodotti dei campi riuscivano a malapena a sfamare i pochi abitanti dei piccoli borghi; nell’etá dei Comuni anche nel piceno le condizioni di vita migliorarono, con un conseguente aumento dei consumi. La vite riprese un ruolo significativo nell’economia rurale e nella societá anche perché il vino cessó di essere una bevanda solo liturgica, o comunque di esclusivo appannaggio del clero e dei nobili, ed entró nelle abitudini di una più vasta comunitá di persone.

Durante il periodo della mezzadria la vite era coltivata in arativi vitati che permettevano nuovi equilibri economici, seppure a costo di un maggiore sfruttamento dei suoli. In quel periodo il vino era considerato un alimento. Negli anni del passaggio dallo Stato Pontificio al Regno d’Italia, verso il 1890 giunse nel Piceno la Fillosera, mentre dieci anni prima era giunta la Peronospora, entrambe importate dall’America e i due parassiti si aggiunsero all’Oidio giá segnalato prima. Per la viticoltura Picena fu un colpo devastante. Mentre l’Oidio si riusciva a contenerlo con lo zolfo, per entrambi gli altri due parassiti dovettero passare diversi anni prima che fossero trovati i giusti rimedi, soprattutto per la fillossera. La soluzione per combattere il parassita venne trovata dopo circa quarant’anni, con l’impiego dei portinnesti di vite americana; fu proprio in questo periodo che nelle Marche nacquero le Cattedre Ambulanti di Agricoltura, che svolsero un ruolo importantissimo nel miglioramento delle tecniche di coltivazione e nel rinnovamento degli impianti viticoli e delle tecniche enologiche.

Dopo la prima guerra mondiale, con la nascita dei nuovi movimenti sociali, si formarono le prime leghe contadine ed i proprietari si impegnarono a migliorare la produttività dei fondi, con una seppur lenta introduzione di nuove tecnologie che accrescessero i redditi delle famiglie contadine, quali i perticari con gli aratri in ferro, le prime trattrici, l’impiego di fertilizzanti minerali etc. Ai primi successi si reagì con la frammentazione dei poderi e con la riduzione delle superfici degli stessi, nei quali tutta la famiglia contadina lavorava, dai bimbi alle madri feconde. É in quegli anni che iniziò la trasformazione della viticoltura Picena, nonostante la diminuzione delle superfici totali, con il passaggio da promiscua a specializzata.

Con la fine della mezzadria nel Piceno vennero alla ribalta nuove figure di proprietari che accorpando più poderi dettero vita ad aziende a conduzione diretta. Alla fine degli anni ‘80 si accresce l’interesse per i vitigni di antica coltivazione di questa area, Pecorino, Passerina e Montepuliciano, che per iniziativa di alcuni viticoltori lungimiranti della zona vennero studiati, piantati, coltivati con il risultato di dare origine a dei vini unici, apprezzati sia in Italia che all’estero. Su di essi iniziarono allora progetti di divulgazione e promozione che sfociarono nel 2001 nell’istituzione della DOC Offida.

Negli anni successivi visti i successi nel campo commerciale, e per rispondere alle esigenze dei produttori di migliorare sempre più le tecniche di coltivazione, Vinea, un’associazione di produttori viticoli, promosse in collaborazione con l’Universitá di Milano uno studio di zonazione dell’area dove vennero studiate le interazioni dei tre vitigni con l’ambiente e con i fattori umani per valutare la vocazionalità dei vitigni suddetti all’ambiente di coltivazione del Piceno. Sull’onda dei risultati di questo studio e sui sempre maggiori apprezzamenti e riconoscimenti sia a livello nazionale sia internazionale dei vini Offida, nel 2010 è iniziato l’iter per chiedere il riconoscimento della DOCG, che puntualmente é arrivato con DM del 15 giugno 2011.

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